
La vicenda della querela a Fra Fabio Miglioranza, parroco a Sarcedo, da parte dell’europarlamentare vicentina Elena Donazzan continua a trascinarsi nel dibattito politico, registrando oggi un intervento dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia a difesa della collega di partito e mettendo nel mirino Carlo Cunegato.
Donazzan contro parroco: le accuse di Carlo Cunegato
Il consigliere regionale e capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, aveva affermato: “Elena Donazzan utilizza in modo sistematico lo strumento della minaccia di querela“.
L’esponente di Avs aveva così reagito a una critica social della Donazzan, che lo aveva accusato di essere ipocrita. Secondo la politica meloniana Cunegato aveva difeso il parroco, ma in precedenza si era con scusato con la stessa per alcuni commenti offensivi lasciati dagli utenti sul suo profilo Facebook, rassicurandola anche di averlo rimossi.
La reazione di Cunegato era stata dunque improntata a un modus operandi a lui noto da parte della politica di Bassano del Grappa, incentrato su lettere di avvocati con richieste di soldi per evitare denunce. Per inciso, come già riportato in nostri precedenti articoli per correttezza e completezza, la diretta interessata ha più volte affermato che gli eventuali risarcimenti delle sue querele vengono destinati in beneficenza.
La difesa del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia
Il gruppo consiliare in Consiglio regionale del Veneto di Fratelli d’Italia ha oggi reagito alle accuse di Cunegato, ritenute gravi.
“Carlo Cunegato continua a mistificare una vicenda molto seria, utilizzando parole pesanti e volutamente provocatorie per alimentare reazioni di pancia e spostare il dibattito dal merito alla polemica – dichiara, in una nota, Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia a nome di tutto il gruppo -.
Dire che l’onorevole Elena Donazzan trasformerebbe gli insulti dei cittadini in un ‘bancomat’ è un’affermazione grave, ingiusta e politicamente indegna. Il punto è semplice: la libertà di critica politica, anche aspra non coincide con il diritto di insultare, diffamare, minacciare o colpire una persona nella sua dignità. Quando si passa dal dissenso all’offesa volgare, dagli argomenti agli epiteti personali, dalla critica alla diffamazione, si esce dal campo della politica e si entra in quello della lesione di un diritto tutelato dall’ordinamento. Chi subisce attacchi personali ha pieno diritto di difendersi nelle sedi previste dalla legge, esattamente come qualunque altro cittadino.
Qui non si tratta soltanto di difendere una singola esponente politica – proseguono i consiglieri -, ma di ristabilire un principio che deve partire proprio dalle istituzioni: il confronto, anche duro e acceso, è parte della democrazia. L’insulto, la minaccia e il linguaggio d’odio no.
Non può affermarsi – aggiunge Borgia – l’idea che insultarsi reciprocamente sia una forma normale di scambio politico. Non lo è. La politica deve tornare a parlare di idee, proposte e soluzioni concrete per i cittadini.
L’intero gruppo ha quindi espresso “piena solidarietà” alla Donazzan. “È profondamente scorretto rappresentare queste azioni come una forma di arricchimento personale” aggiungo dal gruppo in riferimento alle accuse mosse da Cunegato.




































