Succede in Italia, a Bardonecchia: non siamo nazionalisti in senso deteriore ma i francesi ricordino cosa hanno combinato in Libia

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La notizia ANSA inizia così: “Irruzione degli agenti della Dogana Francese, ieri sera, nella sala della stazione di Bardonecchia dove opera Rainbow4Africa. Lo denuncia la stessa associazione, impegnata ad assistere i profughi che sempre più numerosi scelgono le Alpi nel tentativo di attraversare la frontiera. “Un presidio sanitario è luogo neutro, rispettato anche nei luoghi di guerra“, sostengono i volontari, che parlano di “comportamento irrispettoso dei diritti umani nei confronti di un ospite nigeriano. Agenti di Confine francesi sono entrati armati nell’ambulatorio gestito a Bardonecchia, costringendo un migrante a un test delle urine e intimidendo un nostro medico e i mediatori e gli avvocati.
Ma vogliamo almeno protestare in maniera dura e decisa con il governo Macron? Vogliamo avere un sussulto di dignità nazionale? Come si possono permettere forze di polizia straniere di irrompere in strutture di accoglienza nel territorio italiano?
Lo ha permesso la nostra irrilevanza a livello internazionale. La nostra sudditanza verso una UE che è irriformabile. Il nostro considerarci periferia dell’imperio che deve sottostare a qualsiasi cosa altri impongano.
Diciamo basta alle prevaricazioni di chiunque si sente in dovere di insegnarci qualcosa. Non è da loro (da chi ha scatenato la guerra in Libia tanto per ricordare fatti più o meno recenti) che dobbiamo imparare.
Non siamo “nazionalisti” (nel senso deteriore del termine) ma patrioti sì. Come lo furono i partigiani.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.