Falso anfiteatro di Arcugnano: il caso torna attuale. Avvocato Marco Ellero: “Eccessivo carcere per Malosso”. Il ripristino nel limbo

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Arcugnano anfiteatro ph anfiteatroberico.com
Arcugnano anfitatro ph anfiteatroberico.com

Sarà che agosto è sempre un periodo in cui è difficile, causa ferie, trovare di che scrivere, oppure sarà solo la semplice curiosità suscitata da una “vicenda di provincia” anche a distanza di anni dalla sua definizione, ma il caso del falso anfiteatro pre-romano di Arcugnano è tornato d’attualità in questi giorni.

La vicenda, la ricordiamo, vede al centro Franco Malosso, all’epoca dei fatti residente di Arcugnano. L’uomo, oggi 69enne si trova ormai da diversi mesi in carcere in Liguria per scontare una condanna a 2 anni e 4 mesi per abuso edilizio, contraffazione di opere d’arte e realizzazione di manufatti non autorizzati.

È stato ritenuto colpevole, in tre gradi di giudizio, di aver costruito un anfiteatro su una collina di Arcugnano, reclamizzandolo come sito archeologico, con reperti neolitici e greco romani e facendo pagare l’ingresso a ignari visitatori.

L’avvocato Marco Ellero: “Stupito dal ritorno di fiamma per la vicenda. Malosso sta pagando in carcere, ma non avrebbe dovuto”

Abbiamo contattato l’avvocato Marco Ellero di Vicenza, difensore di Franco Malosso, almeno dall’appello in poi, per ricostruire la vicenda.

Oltre a dirsi sorpreso dal ritorno sotto i riflettori della vicenda (se ne è occupata oggi La Repubblica, ndr) ci ha spiegato alcuni dettagli che riguardano la vicenda in generale e, nel particolare, altri che hanno a che fare invece con la sfera personale dell’assistito.

Malosso era custode dei terreni di proprietà di un trust inglese su cui poi è sorto l’anfiteatro pre-romano di Arcugnano. “Pulendo dalla vegetazione infestante – ricostruisce l’avvocato vicentino – si convinse di aver ritrovato dei resti archeologici. Poi, in sostanza, ha deciso di realizzare tutto il resto, con lavori in economia”.

Sul terreno “spuntano” manufatti, lavorati con tecniche per farli apparire “antichi”. Alcuni vicini presentano esposti su presunti abusi edilizi al Comune che non può non denunciare i fatti. I carabinieri indagano sulla vicenda e scoprono che quanto realizzato è del tutto falso. Chiedono e ottengono il sequestro dell’area, disposto dall’autorità giudiziaria. Siamo nel 2016.

Dopo la sentenza di primo grado – ancora Ellero – i luoghi sono stati dissequestrati, ma con l’onere a carico del mio assistito di ripristinare lo stato dei luoghi”, ovvero un bosco collinare parzialmente distrutto per far spazio all’idea folle di Malosso.

“Il mio assistito ha quindi chiesto al Comune per sapere se avessero un progetto per il ripristino e capire come regolarsi. Ma qui – prosegue l’avvocato – è necessario chiarire che il mio cliente non aveva, e non ha tuttora, le risorse economiche per un ripristino per il quale sarebbero necessarie centinaia di migliaia di euro”. Secondo alcune stime circolate, una somma tra i duecento e i trecento mila euro.

Franco Malosso: le sue condizioni in carcere

L’avvocato Marco Ellero si è poi soffermato sul lato umano della vicenda, senza negare in alcun modo che il suo assistito ha compiuto dei reati. Reati per i quali è stato processato e condannato.

Malosso – ribadisce il legale – è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, con sentenza passata in giudicato fino alla Cassazione. Da quando sono subentrato nella difesa ho chiesto ai giudici di valutare la reale possibilità dell’esistenza del reato: era davvero credibile per un pubblico di media competenza credere che si trattasse di un anfiteatro o teatro pre romano? Questo – ha aggiunto – anche alla luce della perizia della soprintendenza che dice che l’anfiteatro di Arcugnano è una pacchianata colossale e tale che chiunque potrebbe accorgersene. È un po’ un reato impossibile, come uccidere qualcuno con una pistola ad acqua”.

Una linea difensiva che però non è stata ritenuta valida.

Ma c’è un altro aspetto che – sempre secondo la difesa di Franco Malosso – non sarebbe stato tenuta in debita considerazione dai giudici: le condizioni psicofisiche dell’uomo “che, a mio giudizio, avrebbero meritato un’indagine più approfondita.

Nel giudizio – ha aggiunto Ellero – non è stato tenuto in considerazione un parere ottenuto dall’Ufficio Di Esecuzione Penale Esterna di Imperia. Una loro psicologa ha sentito il mio assistito e sconsigliava il carcere per un disagio psichico piuttosto evidente, convinta che la detenzione lo avrebbe peggiorato”. Oggi, a distanza di molti anni 

Il falso anfiteatro di Arcugnano: il degrado e l’incertezza sul ripristino

Oggi, a distanza di molti anni dalla definizione della vicenda l’area viene descritta in forte degrado: la vegetazione ha ricoperto i manufatti oggetto della vicenda e le strutture, in gran parte realizzate in legno, sarebbero pericolanti.

Bisognerebbe procedere, come da sentenza, al ripristino, ma pare che nessuno ne abbia l’intenzione, come ad esempio la proprietà privata, o le possibilità.

In quest’ultimo caso, oltre che al diretto interessato, il riferimento è al Comune di Arcugnano. Il sindaco, Simone Cuomo, ha infatti fatto sapere che non sarebbe il caso di sottrarre alla comunità risorse che invece servono in molti altri ambiti.

Anche la strada burocratica di effettuare il ripristino per pi rivalersi sul responsabile appare impraticabile, considerate le condizioni economiche di Malosso.

In definitiva, il responsabile resta in carcere fino a fine pena e l’area deturpata con un finto sito archeologico pare destinata a restare com’è.