Caso Silva a Montecchio Precalcino, Covepa: “Sul ricorso contro la tutela dei campi pozzi la politica rompa il silenzio”

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Il coordinamento interviene sul contenzioso legato al progetto di potenziamento del sito produttivo e sul ricorso al TAR di Silva, contro il provvedimento regionale di salvaguardia delle risorse idriche tra Montecchio Precalcino, Dueville e Villaverla.

Il nuovo capitolo della vicenda Silva a Montecchio Precalcino, con il ricorso che interesserebbe anche il provvedimento regionale di salvaguardia dei campi pozzi, riaccende il confronto politico e ambientale sul futuro dell’area.

A intervenire è il Covepa, che richiama quanto reso noto nei giorni scorsi dal Comitato tuteliamo la salute e sollecita una presa di posizione delle istituzioni e della politica.

Al centro della questione c’è il progetto di potenziamento del sito produttivo di Montecchio Precalcino, sul quale la Provincia di Vicenza e altri soggetti competenti hanno espresso parere negativo, e il successivo contenzioso promosso dalla società.

Covepa su ricorso TAR di Silva: “La tutela dei campi pozzi non è una questione secondaria”

Il coordinamento pone soprattutto l’accento sul ricorso TAR di Silva che, secondo quanto riportato, riguarda anche il provvedimento con cui la Giunta regionale del Veneto, nell’aprile 2026, ha introdotto misure di salvaguardia per i campi pozzi nell’area di Montecchio Precalcino, Dueville e Villaverla.

Si tratta di risorse idriche alle quali attingono sistemi acquedottistici che servono anche Vicenza e Padova con i rispettivi territori circostanti.

Per Covepa, proprio questa circostanza porta la vicenda oltre il confronto relativo a un singolo insediamento produttivo: “Non è una notiziola da rubricare nelle pagine locali della cronaca amministrativa”.

Il coordinamento riconosce il diritto della società a utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare i propri interessi, ma sposta l’attenzione sul ruolo della parte pubblica: “Il fatto poi che il privato, almeno stando a quanto si legge sui media, eccepisca sul piano della bontà costituzionale la validità del testo unico in materia di ambiente la dice lunga sul periodo in cui viviamo”.

Sostiene il Covepa: “Chi propugna un interesse privato può farlo valere in tutti i modi previsti dalla legge: sia chiaro. Ciò che fa la differenza sta nella risposta delle istituzioni e della politica”, lamentando quello che definisce un “assordante silenzio” dopo gli ultimi sviluppi.

Il richiamo all’articolo 41 della Costituzione

Nel proprio intervento Covepa richiama anche l’articolo 41 della Costituzione, che disciplina l’iniziativa economica privata e ne stabilisce i limiti, tra gli altri, rispetto a salute, ambiente e utilità sociale.

Il riferimento nasce anche dalle contestazioni che, secondo quanto riportato dal coordinamento, sarebbero state avanzate nel ricorso sulla legittimità costituzionale di alcune disposizioni della normativa ambientale.

Covepa invita quindi la politica a pronunciarsi chiaramente sulla priorità da assegnare alla tutela della salute e dell’ambiente nel confronto con gli interessi economici coinvolti.

I dubbi del Covepa sui possibili effetti urbanistici

Il coordinamento solleva inoltre una serie di interrogativi sulle conseguenze più ampie del contenzioso, ricordando che il provvedimento regionale sui campi pozzi avrebbe effetti anche sul piano urbanistico nei territori interessati.

Da qui la richiesta di maggiore trasparenza sul quadro dei vincoli e sulle possibili conseguenze di un eventuale accoglimento delle contestazioni.

Covepa arriva inoltre a domandarsi se attorno alla vicenda possano esistere anche interessi o aspettative di natura politica ulteriori rispetto al contenzioso dichiarato dalla società.

Il richiamo alle precedenti questioni ambientali

Nella nota viene ricordato anche il passato dell’area dell’ex Safond Martini, oggi Silva, già interessata, secondo Covepa, da vicende ambientali e giudiziarie.

Il coordinamento cita in particolare un proprio esposto del 2021, con il quale aveva chiesto al Noe di Treviso e alla Procura competente di verificare l’eventuale destinazione di materiali provenienti dai siti Safond, anche in relazione ai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.

Anche in questo caso si tratta di richieste di verifica formulate all’epoca dal Covepa, che non equivalgono di per sé all’accertamento delle circostanze ipotizzate.

La richiesta conclusiva è quindi, partendo dal ricorso TAR di Silva, quella di rendere più chiaro il quadro dei vincoli, compresi quelli urbanistici, e di aprire un confronto pubblico sulle conseguenze del contenzioso per il territorio e per la tutela delle risorse idriche.