Mobilità docenti fuori sede, CNDDU propone una compensazione contro caro vita e affitti

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Mobilità docenti fuori sede, il presidente CNDDU Romano Pesavento

Il CNDDU chiede a Valditara una compensazione mirata per affitti e trasferte dei docenti fuori sede, oltre ad alloggi sostenibili.

La mobilità docenti fuori sede dovrebbe essere riconosciuta come un costo professionale da compensare quando affitto e spostamenti assorbono una quota eccessiva dello stipendio. È la proposta rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara dal Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei Diritti umani, presieduto da Romano Pesavento.

Il tema non è nuovo, ma la nota introduce un meccanismo più articolato rispetto a un contributo uguale per tutti. La difficoltà economica dei docenti lontani dalla propria residenza era già stata affrontata in un precedente intervento di Pesavento sui costi sostenuti dal personale fuori sede. Ora il CNDDU propone una soglia di sostenibilità calcolata sul reddito netto e sulle spese documentate.

Mobilità docenti fuori sede, compensazione selettiva e alloggi calmierati

Secondo il Coordinamento, il sostegno dovrebbe scattare soltanto quando i costi indispensabili di locazione e mobilità superano un limite prestabilito. L’obiettivo dichiarato non è differenziare territorialmente gli stipendi, ma neutralizzare in parte l’onere aggiuntivo che deriva dalla necessità di prestare servizio lontano da casa. La misura sarebbe quindi graduata sulla reale esposizione economica del singolo insegnante.

Il CNDDU sostiene che nelle aree urbane con maggiore pressione abitativa una stanza possa costare tra 600 e 700 euro al mese. A questa spesa si aggiungono utenze, trasporti e viaggi verso il luogo di residenza. Sono cifre indicate dal Coordinamento nel comunicato e utilizzate per motivare la proposta; non rappresentano una tariffa uniforme applicabile a tutte le città.

La nota collega il problema individuale alla continuità del servizio scolastico. Quando permanere in una sede diventa economicamente poco sostenibile, osserva l’organizzazione, possono aumentare rinunce, richieste di trasferimento e ricambio del personale. Per questo le risorse dovrebbero concentrarsi inizialmente nei territori in cui canoni elevati e difficoltà di stabilizzazione degli organici coincidono.

Non soltanto trasferimenti monetari. Il Coordinamento propone anche accordi con gli enti locali, l’impiego del patrimonio immobiliare pubblico disponibile e garanzie capaci di favorire nuove locazioni destinate al personale scolastico. Una compensazione priva di interventi sull’offerta abitativa, avverte il CNDDU, rischierebbe infatti di essere assorbita almeno in parte dall’aumento dei canoni.

Il modello potrebbe essere sperimentato nell’anno scolastico 2026/2027 in alcune aree ad alto costo, con una verifica successiva sugli effetti finanziari e organizzativi. Per il CNDDU, la mobilità docenti fuori sede non può essere considerata economicamente neutrale quando riduce in modo significativo il reddito disponibile. La richiesta a Valditara è quindi di aprire un confronto nazionale che tenga insieme accessibilità degli alloggi, tutela del reddito e stabilità delle scuole.