Fornaci Rosse, la prima giornata si chiude con “Tax the Rich”, a dialogare sull’imposta patrimoniale: Acerbo (PRC), Cunegato (AVS) e Anzolin

Al centro del dibattito i temi economici e le proposte per migliorare il divario tra le ricchezze nel nostro Paese

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Fornaci Rosse
Da sinistra: in piedi Giulia Miglioranza; seduti, Stefano Poggi, Guendalina Anzonlin, Maurizio Acerbo e Carlo Cunegato

La giornata di esordio di Fornaci Rosse si è aperta con l’inaugurazione, l’intervista a Ilaria Salis (europarlamentare Sinistra Italiana, GUE-NGL) e una discussione sulla situazione dell’agricoltura tra politiche europee ed ecologia, con Cristina Guarda (europarlamentare Verdi-ALDE), Caterina Batello (AIDA – Associazione italiana di agroecologia), Franco Zecchinato (Fondazione El Tamiso).

A conclusione del primo venerdì del Festival politico culturale che da tredici anni anima l’estate vicentina con dibattiti, concerti e mostre, si è tenuto un talk dal titolo “Tax the Rich: dall’Europa alla Regione”. Le avverse condizioni meteo hanno obbligato gli organizzatori a spostare tutti gli appuntamenti culturali della giornata nella vicina sede di Porto Burci, mentre la festa si è svolta regolarmente ai Giardini del Teatro Astra.

Ospiti del dibattito dedicato all’economia e alle disuguaglianze: Maurizio Acerbo (segretario Rifondazione Comunista), Carlo Cunegato (consigliere regionale AVS) e Guendalina Anzolin (economista), con la moderazione di Stefano Poggi (Fornaci Rosse).

Le leggi di iniziativa popolare di CGIL

In apertura dell’appuntamento, in una sala di Porto Burci affollata da una cinquantina di persone, di cui molte si sono accomodate all’esterno, Giulia Miglioranza, segretaria Cgil Vicenza con delega alle politiche di genere, ha introdotto le due leggi di iniziativa popolare presentate dal sindacato nazionale e per cui si stanno raccogliendo le firme.

Con la prima proposta dedicata alla salute si vuole richiedere un maggiore finanziamento alla sanità pubblica, almeno il 7,5% in rapporto al PIL, mentre la seconda legge di iniziativa popolare riguarda il tema degli appalti ed è volta a tutelare chi lavora in aziende appaltatrici: la proposta mira a stabilire, per chi lavora all’interno di queste aziende, il medesimo trattamento di chi opera alle dipendenze dell’azienda committente. Una legge già in vigore dal 1970 e abolita nel 2001, ma da quell’anno ad oggi gli appalti sono quadruplicati, ha rivelato Miglioranza,quasi 4 milioni di lavoratori in appalto, su 19 milioni di lavoratori dipendenti, quindi sono temi che riguardano tantissime persone”.

“Tax the Rich” dall’Europa alla regione a Fornaci Rosse

Ad introdurre il dibattito della serata Stefano Poggi, membro dello staff Fornaci Rosse, che ha “lanciato” qualche dato sul tema delle disuguaglianze: in Italia il 10% della popolazione ricca possiede il 60% del patrimonio totale, mentre il 50% più povero ha il 7,4% del totale del patrimonio. Se allarghiamo lo sguardo a livello globale, un dato abbastanza impressionante è che 60.000 persone multimilionarie, lo 0,001% della popolazione umana, possiede tre volte quello che possiede il 50% più povero” osserva Poggi.

Qual è il problema della disuguaglianza?

Quella del titolo è la domanda lanciata a Carlo Cunegato, consigliere regionale AVS, che ha affermato che se esiste la disuguaglianza, il patto sociale costruito dai padri costituenti sta saltando:La Costituzione diceva una cosa molto semplice e chiara, noi costruiamo un Paese dove c’è la società di mercato, ma c’è qualcosa che non si può comprare e vendere, i diritti inviolabili delle persone. Questi diritti non possono diventare merci, e perché questo sia possibile c’è bisogno di una tassazione progressiva, c’è bisogno che non ci sia un’eccessiva concentrazione dei patrimoni e dei redditi“.

Cunegato ha poi ricordato la vicenda della morte di Leone e Francesco Nardò, avvenuta a causa del crollo del Ponte dei Nori a Valdagno il 17 aprile 2025, a causa di una forte piena del torrente Agno. Sei sindaci hanno chiesto 40 milioni di danni. Dopo un anno ne sono arrivati tre e mezzo. Cioè ci sono i ponti che non sono in sicurezza. E la sanità ugualmente, l’anno scorso siamo arrivati alla cifra folle di 46,5 miliardi di spesa out of pocket, cioè di sanità in privato. Il 10% degli italiani non si cura più“.

L’ex consigliere comunale di Schio è poi passato a commentare le necessità della sanità pubblica e la perdita di potere d’acquisto dei salari, concludendo sul concetto che la disuguaglianza, secondo lui, crea almeno 3 tipi di conseguenze. Economica, poiché la disuguaglianza non serve alla crescita economica: Se 55 miliardi vanno a 79 persone [Secondo i dati Oxfam nel 2025 79 miliardari hanno guadagnato 55 miliardi, ndr], i consumi non aumentano. Se io metto 50 miliardi in più nella sanità e assumo infermieri e OSS e aumento i loro salari di centinaia di miliardi, è evidente che cresce il PIL”.
C’è inoltre, secondo il consigliere, un rapporto tra concentrazione della ricchezza e crisi della democrazia, oltre che un rapporto diretto tra l’aumento della diseguaglianza e la diminuzione della mobilità sociale. Infine, come studiato dall’economista Zamagni, c’è un  rapporto tra diseguaglianza e guerra.
porto burci
Il pubblico gremito a Porto Burci

I miliardari a Fornaci Rosse

A prendere la parola, Guendalina Anzolin, economista e ricercatrice di economia applicata presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha raccontato come, negli ultimi dieci anni, i miliardari in Italia siano passati da 46 a 91, quindi più che raddoppiati, ed hanno una ricchezza stimata di 400 miliardi (quasi un sesto del PIL). Secondo Anzolin le leggi a livello nazionale e sovranazionale sono andate a favore di una determinata classe sociale, cioè la classe di chi è ricco, che è diventato quindi sempre più ricco.

Parallelamente, l’economista ha evidenziato che il ricco cerca, non di acquistare nuovi beni “muovendo l’economia”, ma di far fruttare il denaro attraverso le rendite, che si tramutano in acquisti sul mercato immobiliare e finanziario. D’altro canto, diminuisce il consumo dei ceti medio-medio-bassi. Il risultato è che la domanda interna ai consumi una delle componenti del prodotto interno lordo – crolla.

Perché proporre una patrimoniale?

Ha fatto seguito, nel dibattito, Maurizio Acerbo, segretario del Partito della Rifondazione Comunista che ha definito “indecente” la questione di far “pagare poche tasse ai ricchi. Noi vogliamo far pagare più tasse ai ricchi perché vogliamo che la sanità sia all’altezza del dettato costituzionale, perché vogliamo il reddito di cittadinanza per chi è disoccupato, non vogliamo precari nella pubblica amministrazione, vogliamo fare la riconversione ecologica dell’economia, etc ha chiosato Acerbo. 

Il politico del PRC ha illustrato le proposte del partito al pubblico di Fornaci Rosse: l’aumento della tassazione sulla successione per milionari e miliardari, e avere delle aliquote progressive al di sopra dei 2 milioni di euro (tolta la prima casa). “Non stiamo parlando di grandi masse, abbiamo stimato che parliamo di una platea di 250.000 persone”. 

Il cambio del paradigma

A fare eco al segretario del PRC, ci ha pensato l’economista Anzolin che ha sottolineato come sarebbe necessario “cambiare la narrativa su alcuni falsi miti” che perdurano. Una delle obiezioni più frequenti all’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze è il rischio di una fuga dei capitali. A questo proposito ha richiamato alcuni studi sul cosiddetto “tax flight” condotti in Scandinavia e negli Stati Uniti, che hanno analizzato gli effetti dell’introduzione di nuove forme di tassazione sui grandi patrimoni.

Secondo i dati citati da Anzolin, in Scandinavia la fuoriuscita di capitali sarebbe stata inferiore allo 0,01%, con risultati analoghi in Inghilterra, mentre negli Stati Uniti si sarebbe attestata tra il 2 e il 2,5%.

“Io non sono d’accordo sul chiamare questa proposta come una patrimoniale, perché non è una patrimoniale, è una tassa sui super ricchi” ha chiosato l’economista di Unimore, che ha evidenziato come sarebbe utile invertire la rotta, ovvero passare dall’economia di rendita dilagante “scelta” dai ricchi, tornando a investire sull’economia reale, tramite investimenti produttivi.

“Se i soldi vengono messi sulle armi che è un settore alquanto impopolare, quindi, non è solo una questione di dove troviamo i soldi, ma è di chi può spenderli, come li spende e la responsabilità è politica“, termina Anzolin, che ha sottolineato come la concentrazione di denaro nelle mani di pochi provochi un problema di democrazia.

Il Festival Fornaci Rosse

Il programma proseguirà questa sera: si parte alle 18.15 con il talk “PFAS. Veneto avvelenato” con Gianni Poggi (giornalista e autore). Si prosegue alle 19.30 per parlare di scuola “Studenti e insegnanti insieme, per una scuola inclusiva e democratica”, ospiti Daniela Ghiotto (Aula33), Sophie Volpato (esecutivo nazionale Rete degli Studenti Medi), Paola Bonomo (presidente Consiglio degli Studenti Unipd). E si chiude alle 21.00 con le elezioni politiche del 2027 e il ruolo della sinistra; a dialogare Riccardo Ricciardi (deputato M5S), Luana Zanella (deputata AVS), Debora Serracchiani (deputata PD), con la moderazione di Salvatore Borghese (YouTrend). Spazio alla musica dalle 22.30 con il live di Il Cigno.

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