
(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta avendo colloqui privati con i suoi più stretti collaboratori sull’opportunità di dichiarare la fine della guerra con l’Iran. Lo hanno riferito funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Le fonti hanno indicato che Trump si è detto favorevole all’idea di dichiarare la fine della guerra e che crede che la pressione economica costringerà il regime a smantellare il suo programma nucleare, altrimenti collasserà.
Nel frattempo l’Iran ha attaccato basi Usa in Kuwait e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha esteso il dispiegamento militare Usa in Medio Oriente fino al 2027, deliberando la proroga delle missioni fino al prossimo anno. Lo scrive il Wall street journal, ricordando che quando gli Stati Uniti hanno lanciato la loro offensiva contro l’Iran sei mesi fa, aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto. Ora, invece, sta silenziosamente estendendo il dispiegamento delle truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, secondo fonti a conoscenza dei fatti. Secondo quanto riferito da alcune fonti, si tratta di una strategia militare a lungo termine, concepita per offrire al presidente Trump diverse opzioni in vista della guerra. Tuttavia, il dispiegamento di 19 navi da guerra, unità di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti nella regione sta mettendo a dura prova i militari e le loro famiglie, creando un arretrato di manutenzione che potrebbe richiedere anni per essere smaltito.
Intanto l’Iran ha attaccato gli interessi militari statunitensi in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori bombardamenti lanciate da Trump dopo diversi scambi di attacchi, rischiando una nuova escalation dopo oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. Dopo un’altra notte di micidiali bombardamenti statunitensi e una rappresaglia su larga scala, il presidente americano ha avvertito mercoledì che gli Stati Uniti restano pronti a colpire la Repubblica islamica, che ha promesso di “spezzare” il nemico americano,”in qualsiasi momento”.
Dalle prime ore di oggi, l’esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni. “In risposta ai crimini commessi dall’America contro il popolo iraniano, sono in corso attacchi missilistici e con droni contro le basi americane in Kuwait”, ha confermato poco dopo la televisione di stato iraniana sulla stessa piattaforma social. “Le forze iraniane hanno colpito un’importante struttura in una base statunitense in Kuwait”, ha riferito Press Tv, aggiungendo che “l’attacco ha causato lo sprigionarsi di dense colonne di fumo”.
Dopo un mese di relativa calma, le ostilità sono riprese domenica, in uno scenario che si ripete dall’inizio della guerra, iniziata a fine febbraio e tuttora senza soluzione diplomatica. L’esercito statunitense ha condotto due ondate di attacchi tra domenica e martedì sera, prendendo di mira, a loro dire, un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz e poi installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, tra cui siti radar e di difesa aerea.
Il secondo attacco ha provocato un totale di 19 morti, tra cui sette membri delle forze armate e civili, uno dei bilanci più alti degli ultimi mesi. Quattro persone sono state uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 sono rimaste ferite. L’esercito statunitense non ha commentato l’attacco che ha colpito il matrimonio, ma ha dichiarato di “non prendere mai di mira i civili, a differenza delle Guardie rivoluzionarie”.
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