11 settembre, dov’era Trump durante gli attentati? Incongruenze e stranezze nei racconti del presidente

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(Adnkronos) –
Dov’era Donald Trump l’11 settembre 2001? A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, ricostruire come il tycoon abbia vissuto quel giorno e quelli immediatamente successivi non è semplice, anche per le diverse versioni fornite nel corso degli anni dallo stesso presidente. Dall’aver assistito agli attacchi dalla Trump Tower all’aiuto prestato a Ground Zero, dalle “centinaia” di operai inviati tra le macerie ai vigili del fuoco che lo avrebbero portato in salvo temendo il crollo di un grattacielo: racconti che The Atlantic, Pbs e diversi fact-checker americani hanno passato al setaccio, trovando in alcuni casi riscontri parziali e in altri nessuna prova. 

Le ultime aggiunte alla storia sono arrivate martedì, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. “Stavo costruendo un grande edificio a New York e portai laggiù tutta la squadra subito dopo quello che era successo. Nessuno ebbe esitazioni, vennero tutti con me”, ha raccontato Trump, precisando successivamente di non essere arrivato sul posto il giorno stesso degli attentati, ma “poco dopo”. Il presidente ha poi ricordato di essersi trovato nei pressi di One Liberty Plaza, l’ex U.S. Steel Building, quando si temeva che il grattacielo potesse crollare. “Due vigili del fuoco, due ragazzi grandi e forti, mi presero sotto le braccia e dissero: ‘Dobbiamo andarcene da qui’. Mi sollevarono letteralmente. E non è facile, sono grosso – ha raccontato – Cominciarono a correre portandomi con loro e io dissi: ‘Ragazzi, posso correre da solo'”. Che all’epoca ci fossero timori sulla stabilità dell’edificio è documentato, ma Pbs, PolitiFact e The Atlantic sottolineano che non risultano prove che Trump fosse presente durante quell’episodio o che sia stato portato via dai pompieri. Versioni meno dettagliate dello stesso racconto erano già state fornite dal tycoon nel 2016 e nel 2021. 

Una presenza di Trump nei pressi di Ground Zero è invece documentata il 13 settembre, due giorni dopo gli attacchi. Filmati d’archivio della Pbs lo mostrano a Lower Manhattan mentre dice ai giornalisti di avere oltre 100 uomini già impegnati nell’area e altri 100-150 in arrivo. “È semplicemente terribile. Non ho mai visto niente del genere – affermava allora – Abbiamo molti uomini qui in questo momento. Ne abbiamo più di 100 e ne stanno arrivando circa 125. Quindi avremo un paio di centinaia di persone qui”. Non sono però emerse prove indipendenti che confermino che centinaia di dipendenti di Trump abbiano effettivamente partecipato alla rimozione delle macerie. Richard Alles, all’epoca responsabile dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere mai avuto notizia della presenza di Trump o di un contingente di suoi operai: “Ci sarebbe una registrazione. Non conosco nessuno che lo abbia mai visto lì”. 

Anche i ricordi del giorno degli attentati sono cambiati nel tempo. L’11 settembre Trump raccontò in diretta televisiva di aver seguito l’attacco dalla sua abitazione nella Trump Tower, circa 6,5 chilometri dalle Torri Gemelle: “Ho una finestra che guarda direttamente verso il World Trade Center e ho visto questa enorme esplosione”. Negli anni successivi ha sostenuto anche di aver visto il secondo aereo colpire le torri e persone gettarsi dagli edifici, dettagli che non aveva riferito nell’intervista rilasciata quel giorno. Sempre l’11 settembre affermò inoltre che, dopo la distruzione del World Trade Center, il suo grattacielo di 40 Wall Street era diventato il più alto di Lower Manhattan: non era vero, perché il primato apparteneva al vicino 70 Pine Street. 

La lista delle affermazioni controverse si è allungata negli anni. Durante la campagna presidenziale del 2015 Trump sostenne di aver visto “migliaia e migliaia” di persone, riferendosi a residenti musulmani, festeggiare a Jersey City mentre crollava il World Trade Center: numerosi fact-check non hanno trovato prove a sostegno del racconto. Nel 2019 rilanciò inoltre un video sostenendo che mostrasse la deputata democratica musulmana Ilhan Omar ballare nell’anniversario dell’11 settembre, definendola “il nuovo volto del Partito democratico”: Cbs News verificò che le immagini erano state girate durante un evento del Congressional Black Caucus che non si era svolto l’11 settembre. Trump ha anche sostenuto di aver anticipato la minaccia rappresentata da Osama bin Laden, richiamando una citazione del leader di al-Qaeda nel suo libro del 2000 “The America We Deserve”, ma all’epoca bin Laden era già noto negli Stati Uniti per il ruolo di al-Qaeda negli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania. 

Oggi Trump non ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero, dove l’amministrazione è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance, ma ha commemorato il 25esimo anniversario degli attentati al Pentagono, insieme alla First Lady Melania Trump. “In giorni come l’11 settembre capiamo di che pasta è davvero fatto un Paese. In questo momento stiamo scoprendo di che pasta siamo fatti”, ha affermato il presidente, ricordando le “anime meravigliose strappate al nostro mondo” 25 anni fa: “Non lo dimenticheremo mai e poi mai. È per questo che oggi combattiamo. Non abbiamo scelta. Può esserci solo la vittoria”. Nonostante i ricordi di quel giorno possano sembrare confusi, il tycoon ha raccontato che “quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia”. 

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