
Si è conclusa sabato pomeriggio la 36 ore dell’Hackathon Digital Tech Warriors alla Centrale, appuntamento promosso dal Movimento Donne Impresa e dal Digital Innovation Hub di Confartigianato Vicenza, insieme a Cre-Ta. L’obiettivo era utilizzare il digitale per creare strumenti per combattere la violenza sulle donne, al centro la creatività, il team working e l’innovazione per i 13 gruppi di lavoro; 80 i partecipanti dall’età media bassa, ma con qualche eccezione.
L’hackathon è un laboratorio in cui i partecipanti in gruppo utilizzano un tempo concentrato per analizzare una sfida, costruire una proposta e renderla testabile. Un confronto tra competenze differenti dove mostrare la capacità di trasformare un problema complesso in un progetto concreto.
Un dato interessante, vista la tematica di attualità, è che in fase di iscrizione sono stati selezionati 59 uomini e 21 donne (alcuni poi hanno disertato), dunque con una forte maggioranza maschile.
La novità per Vicenza è che dalle 9.00 di venerdì 16 ottobre fino alle 18.00 di sabato 17 ottobre i partecipanti all’evento sono rimasti “chiusi” alla Centrale per lavorare in gruppo ed elaborare un progetto. Colazione, pranzo, cena sono stati offerti all’interno della struttura, dove è stata data la possibilità anche di riposare per chi lo voleva (la notte di venerdì), mentre gli altri si sono cimentati in giochi allo scoccare della mezzanotte, alcuni dei quali sulla tematica della violenza sulle donne e altri di puro svago.
La consapevolezza della violenza sulle donne
Ho fatto un giro tra i gruppi venerdì sera per raccogliere qualche testimonianza. Un gruppo era formato da quattro ragazzi del Liceo Galileo Galilei di Arzignano e due ragazzi universitari provenienti dalla Ca’ Foscari, e la loro sfida era il rapporto tra le donne e l’ambito finanziario. Nella prima fase di analisi i componenti hanno ricercato informazioni sociali, comprendendo che molte donne non possiedono un conto corrente, altre non hanno un reddito fisso, e dunque sono dipendenti da un uomo.
L’obiettivo era lavorare assieme per ideare una soluzione ed affrontare il problema. Uno spunto interessante, secondo i membri del team, era calcolare quanta ricchezza effettivamente sia prodotta dal lavoro domestico, pur non rientrando nel calcolo del PIL.
I due universitari non hanno trovato troppe difficoltà a discutere con i ragazzi delle scuole superiori; in particolare, la ragazza ha evidenziato che, nonostante l’utilizzo di metodi diversi, il confronto fosse aperto. Un’ulteriore opinione raccolta è l’apprezzamento dell’esperienza perché diversa dalle solite e portatrice di nuove conoscenze e di nuovi argomenti di discussione.
Molti partecipanti non avevano mai fatto hackathon prima d’ora; qualcuno si è detto attirato dal fatto che si ricercasse una soluzione pratica alle tematiche di genere tra individui pari, e non all’interno di istituzioni.
Un secondo gruppo intervistato era composto da tre ragazze e due ragazzi provenienti dalle classi 4^ e 5^ del Liceo Galilei, la sfida da loro raccolta era dedicata alla salute e alla medicina di genere. Con le idee molto chiare, al termine della prima giornata avevano quasi concluso il loro lavoro, scegliendo di trattare gli argomenti più tabù sulla tematica.
Un dato raccontato dalle ragazze del gruppo è che nel mondo ci sono 44 aborti spontanei al minuto, circa 23 milioni ogni anno. La soluzione da loro inventata è un’app dalla duplice funzione: da un lato una community per le donne, per condividere le problematiche e scambiarsi le soluzioni; dall’altro, attraverso un abbonamento, l’app diventa uno strumento per rivolgersi a professionisti a chilometro zero, per chi non si può spostare o per chi prova vergogna nel parlare di sé.
Nessuna difficoltà a lavorare tra maschi e femmine, «anzi per questi temi è meglio discutere all’interno di un gruppo misto» mi ha detto una ragazza di 18 anni, sottolineando la necessità attuale di apertura e dialogo. «Mi sono chiesta: io da donna se avessi questo problema, cosa vorrei trovare dall’altra parte?».
Un’altra ragazza del team mi ha raccontato che venerdì pomeriggio hanno fatto un giro tra i tavoli per raccogliere qualche statistica: molti uomini hanno affermato che potrebbero scaricare quest’app, alcuni la scaricherebbero solo se glielo chiedesse la compagna.
Entrambe le ragazze del team hanno giudicato l’iniziativa dedicata alla violenza sulle donne innovativa, perché ha permesso loro di discutere di tematiche in modo più libero rispetto alla scuola; la stessa organizzazione permetteva una libertà basata sulla responsabilità di ciascuno, in un ambiente leggero e tra persone gentili e disponibili.
Pozza (Movimento Donne): «Finalmente si parla di questi temi tra giovani»
«Sono orgogliosa che siamo riusciti a dare uno spazio a chi ha voluto investirci, tanti, non ci speravo, ed è veramente meraviglioso. Perché i ragazzi, secondo me, se giustamente aiutati, danno tantissimo» ha detto Sabrina Pozza, presidente del Movimento Donne Impresa Confartigianato Vicenza, auspicando sempre nuovi spazi in cui i giovani possano esprimersi.
Anche perché, ha evidenziato Pozza, i ragazzi di oggi sono le persone che poi entreranno nel mondo del lavoro e necessitano dunque di strumenti umani e tecnologici, oltre che di spazi in cui confrontarsi.
I gruppi premiati all’Hackathon Digital Tech Warriors
Sabato alle ore 15.00 ha preso il via il pitch time, ovvero il tempo dedicato alla presentazione del progetto per ciascun gruppo. Due giurie hanno valutato le proposte, una tecnico-scientifica e una socioeconomica e civica, per consentire l’esame sia degli aspetti tecnologici sia di quelli legati alla possibile ricaduta sociale.
Tre i gruppi premiati: il team Worklife Warriors ha vinto il premio “social impact”; il team Ai Can Do It si è aggiudicato il premio “tech innovation”, mentre il gruppo No age ha ottenuto il primo premio assoluto. I componenti di quest’ultimo avranno l’opportunità di usufruire di strumenti per continuare a sperimentare le proprie idee grazie a 3 mesi di Piano Pro ElevenLabs (piattaforma di intelligenza artificiale) e a un voucher Shellrent (servizi di hosting).
Si trattava di gruppi eterogenei, alcuni formati prima dell’evento e provenienti dalla stessa scuola o conoscenti, altri invece sono stati formati dall’organizzazione in base all’affinità di interesse per la sfida scelta. 57 i partecipanti da Vicenza e provincia, 14 da altre province venete e 3 da fuori regione. Interessante la presenza di un team formato da cinque sloveni e un’americana.
Il progetto era stato presentato anche nelle scuole della provincia di Vicenza, che hanno raccolto la maggioranza dei partecipanti, ovvero 44, mentre 21 ragazzi provenivano da università e ITS. A completare il quadro anche imprenditori, consulenti, sviluppatori, e designer.
L’auspicio è che iniziative così si ripetano (con lo stesso successo), per sdoganare tabù e incentivare il dialogo e lo scambio di idee tra persone di diverse età.





































