Violenza sulle donne, Giovani Democratici di Vicenza: «Il cordoglio non basta più»

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Giovani Democratici di Vicenza
Luisetto, Sambo e Bigon

I Giovani Democratici di Vicenza esprimono solidarietà a Luisetto, Sambo e Bigon e chiedono fondi, servizi, formazione, prevenzione e protezione concreta per le donne.

Non soltanto solidarietà dopo le minacce social rivolte alle consigliere regionali del Partito democratico Chiara Luisetto, Monica Sambo e Anna Maria Bigon. I Giovani Democratici di Vicenza chiedono che la risposta politica alla violenza contro le donne si traduca in risorse stabili, servizi accessibili e strumenti efficaci di protezione dopo le denunce.

Il riferimento è al commento intimidatorio comparso sotto un post dedicato a Tania Terrin, la trentanovenne uccisa a Camponogara dall’ex compagno. La frase, documentata anche dal servizio della Tgr Veneto sulle minacce alle tre consigliere, augurava loro che restasse poco da vivere. Il presidente della Regione Alberto Stefani e il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia hanno espresso solidarietà, auspicando l’individuazione dell’autore.

Giovani Democratici di Vicenza: servono risorse e protezione

Nel loro intervento i Giovani Democratici definiscono quanto accaduto «violenza politica e di genere». Secondo l’organizzazione vicentina, gli attacchi rivolti alle donne che ricoprono incarichi pubblici non possono essere ridotti a semplice aggressività online, perché mirano a scoraggiarne la partecipazione e la libertà di parola.

Il comunicato collega le intimidazioni al tema più ampio della protezione delle donne che denunciano maltrattamenti e stalking. «Dire alle donne “denunciate” non basta – affermano –. Bisogna essere capaci di proteggerle dopo che hanno denunciato». La posizione è espressa nel contesto del caso Terrin, sul quale sono in corso approfondimenti per ricostruire le misure adottate prima dell’omicidio.

Le richieste elencate sono concrete: finanziamenti certi per i centri antiviolenza, formazione per chi raccoglie le denunce, personale, servizi territoriali, percorsi di protezione, prevenzione ed educazione. La lotta alla violenza di genere, sostengono i GD, non può concentrarsi sulle commemorazioni del 25 novembre e lasciare poi le strutture senza continuità economica e organizzativa.

Dopo la ricostruzione delle minacce social alle consigliere regionali del Pd e la lro decisione annunciata di denunciare il nuovo intervento dei Giovani Democratici aggiunge una piattaforma politica: fondi, servizi, formazione, prevenzione, protezione ed educazione durante tutto l’anno.

Il documento insiste infine sull’uso del termine femminicidio, considerato necessario per riconoscere la dimensione di genere delle dinamiche di possesso, controllo e subordinazione. «La solidarietà, da sola, non basta», concludono i Giovani Democratici, chiedendo che alle donne non venga domandato soltanto di essere forti, ma che lo Stato disponga di strumenti abbastanza forti per proteggerle.