
Dopo le tensioni del 24 ottobre, il Coordinamento dei docenti di Diritti umani chiede responsabilità individuali per le violenze e investimenti verificabili su occupazione, affitti e formazione.
Il piano per l’autonomia dei giovani proposto dal Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei Diritti umani prevede 4,5 miliardi di euro in tre anni, a partire dal 2027. La richiesta arriva dopo gli scontri che hanno accompagnato i cortei del 24 ottobre a Torino, Bologna, Firenze e Roma, mentre altre manifestazioni hanno interessato Milano e diverse città. Il Coordinamento dei docenti di Diritti umani distingue il dissenso legittimo da aggressioni, intimidazioni e danneggiamenti.
La posizione firmata dal presidente Romano Pesavento sottolinea che le responsabilità devono essere accertate individualmente, evitando di assimilare ai violenti chi ha manifestato pacificamente. La presenza di minorenni tra le persone coinvolte rende però necessario, secondo il CNDDU, rafforzare l’educazione civica, economica e giuridica. Il quadro degli scontri e dei fermi registrati nelle città italiane mostra quanto il tema riguardi anche la consapevolezza delle conseguenze personali.
Piano per l’autonomia dei giovani, risorse per lavoro, affitti e formazione
La proposta economica assegna 1,5 miliardi all’anno per tre anni. Seicento milioni annui sarebbero destinati a incentivi per assunzioni stabili di persone fino a 35 anni, subordinati alla creazione di posti aggiuntivi e al mantenimento dei rapporti per almeno trentasei mesi. Altri 500 milioni finanzierebbero contributi per l’affitto fino a 250 euro mensili, rivolti a giovani lavoratori con redditi medio-bassi.
I restanti 400 milioni annui dovrebbero sostenere percorsi retribuiti di qualificazione professionale collegati ai fabbisogni delle imprese e a concrete occasioni di inserimento. Il CNDDU propone di reperire le coperture attraverso una revisione selettiva delle agevolazioni fiscali e degli incentivi aziendali che non abbiano prodotto risultati occupazionali documentabili, salvaguardando istruzione e servizi essenziali.
Pesavento collega sicurezza e politiche sociali senza sovrapporle: la violenza richiede una risposta ferma e proporzionata, mentre precarietà lavorativa, caro vita e difficoltà abitative richiedono interventi strutturali. Il piano per l’autonomia dei giovani dovrebbe quindi prevedere criteri trasparenti, controlli annuali e indicatori pubblici sulla stabilità occupazionale e abitativa raggiunta dai beneficiari.



































