Comuni veneti di confine, Baldan boccia la macroregione e punta sui finanziamenti

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Comuni veneti di confine, il consigliere regionale Matteo Baldan interviene sul rapporto con il Friuli
VENEZIA 15-12-2025. CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO. UFFICIO STAMPA. NELLA FOTO: IL CONSIGLIERE

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia respinge ipotesi di fusioni territoriali e indica come priorità il confronto con le amministrazioni interessate e risorse dedicate ai servizi.

Per i comuni veneti di confine la cosiddetta macroregione tridentina è un progetto irrealizzabile, sostiene Matteo Baldan di Fratelli d’Italia. In una nota diffusa dal Consiglio regionale del Veneto, l’esponente di maggioranza propone di concentrare il lavoro su dialogo istituzionale e finanziamenti mirati.

La posizione riguarda soprattutto le amministrazioni vicine a regioni a statuto speciale, che segnalano differenze nella disponibilità di risorse e nella qualità dei servizi. Baldan ritiene che fusioni o nuove architetture territoriali non offrano una soluzione concreta nell’attuale quadro costituzionale.

Il consigliere richiama un primo stanziamento di 200 mila euro e sostiene che il fondo debba essere rafforzato nelle prossime fasi. Chiede inoltre un coinvolgimento del governo centrale per affrontare squilibri che, a suo giudizio, non possono essere sostenuti soltanto dal bilancio regionale.

Il tema è emerso anche nel dibattito sui comuni del Veneto orientale orientati verso il Friuli, dove sanità, trasporti e opportunità economiche incidono sulle richieste di distacco. Le diverse forze politiche concordano sulla necessità di risposte, ma divergono su strumenti e responsabilità.

Comuni veneti di confine, fondi e servizi al centro del confronto

Baldan invita a evitare nuovi referendum, ritenendo che alimenterebbero aspettative difficili da soddisfare. Propone invece tavoli con sindaci, Regione e governo per individuare i servizi nei quali il divario risulta più evidente e distribuire risorse sulla base di obiettivi verificabili.

Lo stanziamento citato ha valore iniziale, ma la sua efficacia dipenderà dai criteri di assegnazione e dalla continuità pluriennale. Piccoli contributi una tantum possono finanziare interventi circoscritti, senza però compensare differenze strutturali in sanità, mobilità o fiscalità.

La proposta politica dovrà quindi tradursi in atti di bilancio e convenzioni operative. Il coordinamento con le regioni confinanti può essere utile soprattutto quando bacini di lavoro, scuole, ospedali e infrastrutture superano i limiti amministrativi.

Resta aperta anche la questione dell’autonomia differenziata e del rapporto fra regioni ordinarie e speciali. Baldan non mette in discussione gli assetti costituzionali, ma chiede strumenti compensativi per i territori che subiscono concorrenza nei servizi e nell’attrazione di residenti.

Per i comuni veneti di confine il confronto si sposta così dalle ipotesi di macroregione alla misurazione dei divari reali. Entità dei fondi, tempi e risultati sui servizi saranno decisivi per capire se la strategia proposta ridurrà le spinte al distacco.