“E se poi guarisco?”, il viaggio sentimentale di Michele Bitossi nella crisi di un tifoso

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E se poi guarisco, stadio e passione dei tifosi di calcio

“E se poi guarisco?” racconta la crisi di un tifoso e il costo emotivo dell’appartenenza calcistica, trasformando quarant’anni di passione in un viaggio fra memoria, identità e relazioni.

Il nuovo libro di Michele Bitossi, “E se poi guarisco? Viaggio sentimentale di un tifoso in crisi”, arriva in libreria il 30 ottobre nella collana Booksport di 66thand2nd. Il punto di partenza è una frattura inattesa: dopo una vita vissuta considerando il tifo una forma d’amore assoluto, l’autore si scopre annoiato e svuotato durante una partita.

Da quell’episodio nasce un percorso che dialoga con altri tifosi logorati, nostalgici e recidivi. Il volume si inserisce nella tradizione dei libri che raccontano il calcio come memoria collettiva, ma mette al centro soprattutto ciò che significa appartenere a qualcosa e il prezzo che questa appartenenza può chiedere.

E se poi guarisco, un gruppo di mutuo aiuto fra tifosi

Bitossi incontra Ghemon, Matteo Caccia, Giovanni Francesio, Max Collini, Davide Coppo, Pierluigi Spagnolo, Malcom Pagani, Emiliano Colasanti, Sébastien Louis, Gianmarco Tognazzi, Matteo Saudino, Alessandro Gazzi e Tim Parks. Con loro affronta identità, ossessione, famiglia, padri e figli, dipendenza e memoria.

A fare da contrappunto c’è la compagna dell’autore, ex calciatrice di Serie A. Il suo sguardo competente e divertito smonta riti e fissazioni del tifoso e rende il libro accessibile anche a chi, da fuori, si è sempre domandato perché il calcio possa generare una sofferenza tanto intensa.

Classe 1975, nato a Torino e residente a Genova, Bitossi è docente di Lettere, musicista e songwriter. Nel 2024 ha realizzato per RaiPlay Sound il podcast “Prendo la sciarpa e vengo da te”; nel 2025 ha pubblicato il romanzo “Ma io quasi quasi”. Il nuovo volume conta 228 pagine e costa 17 euro. La narrazione attraversa curve, trasferte nei campi di provincia e domeniche vissute come questioni esistenziali, con la voce ironica che caratterizza il lavoro dell’autore.