Scuola pubblica, Rifondazione contesta i tagli ai docenti previsti dalla manovra

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Scuola pubblica, studenti in piazza a Padova il 30 ottobre

Rifondazione Comunista critica la riduzione di 4.925 posti docenti e chiede di portare la spesa per la scuola pubblica alla media europea.

La scuola pubblica torna al centro dello scontro sulla legge di bilancio. Rifondazione Comunista sostiene che il testo della manovra prospetti una riduzione di 4.925 posti di personale docente e una limitazione del turn over al 75% per il prossimo anno scolastico. Il partito collega queste misure alle manifestazioni del 30 ottobre, alle quali hanno partecipato studenti e insegnanti in diverse città italiane.

Salvatore Romeo, responsabile Scuola e Università di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, definisce le decisioni «gravissime» e contesta la scelta di mantenere il bonus da 1.500 euro per le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie. La posizione arriva dopo il corteo di Padova per fondi e diritto allo studio, una delle mobilitazioni richiamate nel comunicato.

Il confronto riguarda anche il livello complessivo degli investimenti. Rifondazione cita i dati diffusi da Eurostat sulla spesa per l’istruzione e afferma che l’Italia destina al settore circa il 4% del prodotto interno lordo, contro una media europea del 4,8%. Secondo il partito, il valore non sarebbe migliorato rispetto al 2015 e risulterebbe inferiore a quello del 2010.

Scuola pubblica, la richiesta di più investimenti

Rifondazione chiede di cancellare i tagli indicati nella finanziaria e di innalzare la spesa per l’istruzione almeno fino al 4,8% del Pil. Le risorse aggiuntive, nella proposta, dovrebbero servire a stabilizzare il personale precario, intervenire sull’edilizia scolastica e ridurre il numero di alunni nelle classi più affollate.

Il comunicato mette inoltre in relazione le scelte di bilancio con le priorità generali del Governo, criticando l’aumento della spesa militare e le misure considerate di carattere elettorale. Al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara viene contestato il divario tra gli annunci sugli investimenti e la riduzione degli organici indicata nella manovra.

La questione dei posti non riguarda soltanto il numero degli insegnanti, ma anche la continuità didattica e la capacità delle scuole di programmare l’offerta formativa. Un turn over limitato, secondo i promotori della protesta, rischierebbe di aumentare il ricorso a supplenze e contratti a termine, mentre gli istituti devono già affrontare carenze strutturali e bisogni educativi crescenti.

La scuola pubblica resta quindi uno dei terreni principali del confronto parlamentare sulla finanziaria. Le cifre definitive dipenderanno dall’iter della legge e dagli eventuali emendamenti. Sindacati, associazioni studentesche e forze politiche continueranno a seguire il passaggio, chiedendo che le risorse siano valutate anche in rapporto agli standard europei e alle necessità concrete degli istituti.