
I prezzi dei peperoni all’origine sono più che raddoppiati in un anno: nella quarta settimana di ottobre l’aumento rilevato arriva al 103,4%.
Secondo i dati diffusi dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, la quotazione media dei peperoni colorati ha raggiunto 1,48 euro al chilogrammo. L’incremento è del 34,1% anche rispetto alla sola settimana precedente.
Per i peperoni coltivati in serra la rilevazione indica 2,40 euro al chilogrammo, con un aumento del 65,5% su base annua. Si tratta di valori all’origine, quindi precedenti ai passaggi commerciali e ai ricarichi che portano il prodotto fino agli scaffali della grande distribuzione.
L’associazione Codici collega il rincaro al quadro generale dell’inflazione e all’aumento dei costi energetici. La stima preliminare richiamata nel comunicato indica un’inflazione al 5,4% in ottobre, beni energetici a +31,4% e alimentari non lavorati a +7,5%.
Prezzi dei peperoni, energia e trasporti pesano sul carrello
Gasolio, riscaldamento delle serre, trasporto e conservazione incidono sui costi di produzione e distribuzione. Codici chiede però che sia chiarito quanto degli aumenti arrivi effettivamente ai produttori e quanto si concentri nei passaggi successivi della filiera.
Il segretario nazionale Ivano Giacomelli sollecita verifiche sui ricarichi e misure che evitino di scaricare l’intero peso della crisi sui consumatori. L’associazione annuncia che continuerà a monitorare le quotazioni dei prodotti ortofrutticoli e chiede sostegni ai redditi delle famiglie.
Il caro-spesa si intreccia con gli effetti dei conflitti e dell’energia sui bilanci domestici, già analizzati per le ricadute sui consumatori del Vicentino. I prezzi dei peperoni sono un indicatore specifico di una pressione più ampia sul potere d’acquisto delle famiglie: la trasparenza tra campo e scaffale resta essenziale per distinguere i costi reali da eventuali incrementi non giustificati.






























