Morosin rilancia la macroregione “Venezie” contro la fuga dei Comuni dal Veneto

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Macroregione Venezie, il consigliere regionale Alessio Morosin
VENEZIA 11-12-2025.PALAZZO FERRO FINI.UFFICIO STAMPA CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO.. NELLA FOTO: IL CONSIGLIERE MOROSIN ALESSIO

La macroregione Venezie, basata sulla fusione tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, viene rilanciata da Alessio Morosin come risposta alla fuga dei Comuni verso regioni confinanti.

Il consigliere regionale di Liga Veneta Repubblica interviene sul caso di San Michele al Tagliamento, territorio che comprende Bibione e dove è tornato il confronto sull’ipotesi di passaggio al Friuli-Venezia Giulia. Secondo Morosin, i richiami storici e culturali non bastano: occorre agire su opportunità economiche, fiscalità e qualità dei servizi. La procedura costituzionale richiamata è disciplinata dall’articolo 132 della Costituzione.

Morosin sostiene di lavorare dall’inizio della legislatura a un progetto di fusione tra le due regioni, con la creazione di un’entità a statuto speciale. Il tema dei confini regionali è emerso anche nel dibattito sulle richieste di alcuni Comuni veneti di cambiare regione.

Macroregione Venezie, la prospettiva di Morosin

Il consigliere afferma che la proposta avrebbe suscitato l’interesse del ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, al quale sarebbero stati illustrati gli sviluppi dello studio. L’obiettivo dichiarato è superare gli attuali confini amministrativi e valorizzare le relazioni economiche, storiche e culturali tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Per Morosin, contrastare il distacco dei Comuni richiede risposte strutturali e non interventi occasionali. Il caso di Bibione viene letto come il segnale di un disagio concreto, legato alla capacità delle amministrazioni di offrire servizi e condizioni competitive ai territori di confine.

La macroregione Venezie resta una proposta politica che richiederebbe un percorso costituzionale complesso, il coinvolgimento delle popolazioni interessate e decisioni parlamentari. Il suo rilancio punta però a spostare il confronto dalle dichiarazioni di appartenenza alle ragioni economiche e amministrative che alimentano le richieste di cambiamento.