
Gli allarmi bomba scuole registrati nuovamente in Veneto spingono Francesco Rucco a chiedere una condanna netta delle minacce e una riflessione sul clima di intimidazione che coinvolge studenti, famiglie e insegnanti.
Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, eletto nella circoscrizione di Vicenza, è intervenuto dopo i nuovi episodi segnalati negli istituti delle province di Venezia e Padova. La presa di posizione arriva a distanza di circa due settimane da minacce analoghe che avevano interessato anche il Vicentino. Il ruolo istituzionale e la biografia di Francesco Rucco sono riportati dal Consiglio regionale.
Rucco ha espresso «la più ferma condanna» per episodi che costringono bambini, ragazzi, docenti e famiglie a vivere momenti di paura in luoghi destinati all’educazione e alla crescita. Anche quando le verifiche non confermano la presenza di ordigni, ha osservato, le conseguenze sono concrete: evacuazioni, preoccupazione e impiego delle forze dell’ordine.
Il tema della sicurezza scolastica si collega al più ampio confronto sulle minacce circolate nelle chat scolastiche e sul sostegno sociale ai giovani, già emerso nel dibattito politico regionale.
Allarmi bomba scuole, l’appello di Rucco
Secondo il vicepresidente, gli allarmi bomba scuole non possono essere liquidati come semplici bravate. I messaggi arrivati agli istituti avrebbero prospettato anche l’uccisione di studenti e insegnanti, rendendo necessario un intervento immediato per tutelare le comunità scolastiche.
Rucco invita inoltre a interrogarsi sulla diffusione di linguaggi di odio, intimidazione e violenza. Senza anticipare le conclusioni delle indagini, richiama la responsabilità della politica, delle istituzioni e degli adulti nel dare l’esempio alle giovani generazioni e nel non banalizzare comportamenti minacciosi.
La posizione non attribuisce responsabilità specifiche, che spettano agli investigatori accertare, ma chiede di mantenere alta l’attenzione sul contesto in cui maturano questi episodi. Per il consigliere vicentino, chi alimenta tensioni o legittima l’intimidazione contribuisce a rendere più fragile il confronto pubblico.
Rucco conclude affidandosi al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura perché venga fatta piena luce e siano individuati i responsabili. La sicurezza degli istituti, afferma, non può essere messa in discussione e nessuna minaccia può essere giustificata o minimizzata.






























