Abbandono scolastico, Italia all’8,2% ma nelle grandi città restano forti divari

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Abbandono scolastico in Italia, studenti durante una lezione

L’abbandono scolastico è sceso all’8,2% in Italia nel 2025, ma nelle grandi città e tra i giovani stranieri persistono forti divari.

L’abbandono scolastico in Italia è sceso sotto l’obiettivo europeo, ma il dato nazionale non cancella le distanze territoriali e sociali. Secondo l’analisi pubblicata da Openpolis, nel 2025 l’8,2% dei giovani tra 18 e 24 anni aveva al massimo la licenza media e non risultava inserito in percorsi di istruzione o formazione. La quota è inferiore alla soglia del 9% fissata a livello europeo per il 2030.

Il miglioramento va letto insieme alle altre fragilità educative. Un recente approfondimento sulle competenze alfabetiche e sull’accesso precoce ai libri ha mostrato come le disuguaglianze possano iniziare molto prima dell’età in cui si misura l’uscita anticipata dalla scuola. Contrastare l’abbandono significa quindi intervenire sia sulla permanenza nei percorsi formativi sia sulle condizioni familiari, economiche e territoriali che li rendono più difficili.

Nel confronto europeo, l’Italia risulta in una posizione migliore rispetto alla Spagna, indicata al 12,8%, ma resta sopra la Francia, al 7%. Le medie nazionali, tuttavia, descrivono solo una parte del fenomeno: nelle aree urbane più fragili la quota di giovani che lascia precocemente gli studi può essere molto più alta.

Openpolis richiama dati comunali riferiti al 2021, l’ultimo livello territoriale dettagliato riportato nell’analisi. Tra le grandi città, Catania raggiungeva il 26,5%, Palermo il 19,8% e Napoli il 17,6%. Sono valori che non possono essere sovrapposti automaticamente al dato nazionale del 2025, perché provengono da anni e basi territoriali differenti, ma aiutano a individuare le zone dove il problema si concentra.

Abbandono scolastico in Italia, i divari nelle città

La distanza cresce ulteriormente quando si osserva la cittadinanza. Sempre nei dati comunali citati da Openpolis, tra i giovani senza cittadinanza italiana l’uscita precoce dai percorsi di istruzione arrivava al 68,6% a Catania, al 60% a Bari e al 59,2% a Cagliari. Queste percentuali vengono presentate dalla fondazione come un segnale della necessità di politiche mirate, non come una caratteristica attribuibile indistintamente a tutti i giovani stranieri.

Il calo nazionale resta dunque una notizia positiva e concreta, ma non autorizza a considerare risolto il problema. Servono dati locali più aggiornati, continuità nei sostegni scolastici e interventi capaci di raggiungere quartieri e famiglie maggiormente esposti al rischio di esclusione. Il quadro dell’abbandono scolastico in Italia mostra infatti due realtà contemporanee: un obiettivo europeo già superato nel valore medio e sacche di dispersione ancora molto profonde.

La priorità indicata dall’analisi è evitare che il progresso complessivo nasconda chi resta indietro. Misurare con regolarità le differenze tra città, cittadinanze e condizioni sociali permette di indirizzare meglio risorse, orientamento e recupero formativo, mantenendo distinto ciò che è un risultato nazionale da ciò che rimane un’emergenza locale.