
Giorgio Langella richiama i dati dell’Osservatorio nazionale morti sul lavoro: al 21 settembre 2026 indica 1.036 vittime complessive, 829 sui luoghi di lavoro. Sul tema ViPiù ha già riportato anche i dati sulle vittime del lavoro in Veneto e nel Vicentino.
Morti sul lavoro nel 2026: l’intervento integrale di Giorgio Langella
È autunno e ritorna in mente “Soldati”, la poesia di Giuseppe Ungaretti, che in quattro versi esprime la tragedia della guerra e l’assoluta precarietà che prova chi la combatte:
“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.”
Se si sostituisce, poi, il titolo con “Lavoratori” la stessa poesia diventa una specie di dolorosa “fotografia in versi” di quello che succede oggi nel lavoro.
Carlo Soricelli scrive, sull’Osservatorio Nazionale morti sul lavoro di cui è il curatore: “MORTI SUL LAVORO AL 21/9/2026: 1036 totali con itinere e 829 di questi sui luoghi di lavoro”. Mai così tanti in tutti gli anni di attività dell’Osservatorio aperto il 1 gennaio 2008 in memoria dei lavoratori morti sul lavoro nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino.
Una situazione spaventosa che viene accantonata, oscurata da altre notizie molto meno importanti pubblicate nelle prime pagine degli organi di informazione, ma tant’è. Ormai la politica italiana (scritta rigorosamente con la p minuscola) si interessa ad altre questioni come la lunghezza delle gonne (vedasi, ad esempio, le dichiarazioni del ministro Tajani e la squallida “battuta” di Vannacci).
Che muoiano, nei luoghi di lavoro (esclusi i decessi in itinere), più di 3 persone ogni giorno, feriale o festivo che sia, sembra non preoccupare nessuno degli occupanti le istituzioni, a qualsiasi livello. Sembra che, “lorsignori”, non sappiano o non vogliano capire che, continuando così, a fine anno i morti per infortunio nei luoghi di lavoro arriveranno alla spaventosa cifra di 1.150. Un eccidio vero e proprio di persone, un numero di vittime talmente alto da rappresentare una guerra vera e propria.
E se INAIL ci informa che i morti sul lavoro sono in calo, è bene sapere che essa conteggia solamente i decessi contenuti nelle denunce dei propri assicurati che sono pervenute. I dati diffusi dall’Osservatorio, che tiene conto anche delle categorie di lavoratori che non assicurate INAIL, è impietoso: nel 2025 i morti da inizio anno al 21 settembre erano 736, quest’anno sono 829. Nessun calo, quindi, ma un aumento spaventoso di 93 unità, pari al 12,6%.
Ogni altro commento sembra ed è superfluo.
































