Candidature al CSM, Zanettin e Stefani in corsa: Vicenza pesa nella partita dei dieci laici

Pierantonio Zanettin ed Erika Stefani tra gli oltre 130 aspiranti ai dieci seggi laici del Consiglio superiore della magistratura

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Erika Stefani e Pierantonio Zanettin

Due senatori vicentini, Pierantonio Zanettin di Forza Italia ed Erika Stefani della Lega, sono nella corsa per i dieci componenti laici del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Le candidature al CSM superano quota 130, mentre il Parlamento cerca un’intesa sui nomi prima della seduta comune convocata mercoledì 28 ottobre alle 16.30.

Candidature al CSM: Zanettin sostenuto dai parlamentari, Stefani in corsa per la Lega

Il dato politicamente più significativo per il Vicentino riguarda Pierantonio Zanettin. Nell’elenco ufficiale pubblicato dalla Camera dei deputati, aggiornato alle ore 10 del 23 ottobre, il senatore e avvocato di Forza Italia è l’unico aspirante indicato come candidato «tramite parlamentari». La sua proposta è stata quindi sottoscritta da almeno dieci parlamentari appartenenti ad almeno due gruppi diversi, secondo la procedura prevista per l’elezione.

Non è soltanto una formalità. La modalità di presentazione segnala che attorno al nome del senatore vicentino esiste già una base parlamentare più strutturata rispetto alle autocandidature depositate direttamente dagli interessati. Non equivale naturalmente all’elezione, che richiede una maggioranza qualificata, ma colloca Zanettin in una posizione di rilievo nel negoziato tra maggioranza e opposizioni.

Zanettin conosce già Palazzo dei Marescialli: è stato componente laico del CSM dal 2014 al 2018. Oggi è capogruppo di Forza Italia nella commissione Giustizia del Senato ed è uno degli esponenti azzurri più impegnati sui temi della giustizia, dalle intercettazioni alla riforma dell’ordinamento giudiziario. Il suo possibile ritorno al Consiglio viene associato anche alla partita per la vicepresidenza, carica che sarà però assegnata dal nuovo plenum tra i componenti eletti dal Parlamento. Sul rapporto tra politica, correnti e autogoverno della magistratura Zanettin era già intervenuto nella proposta del sorteggio temperato per il CSM.

Erika Stefani, candidatura diretta e peso della rappresentanza femminile

Nell’elenco figura anche Erika Stefani, senatrice leghista vicentina e avvocata, che ha presentato direttamente la propria candidatura il 21 ottobre. Già ministra per gli Affari regionali e le autonomie e poi ministra per le Disabilità, Stefani fa parte della commissione Giustizia del Senato e rappresenta uno dei profili di maggiore esperienza istituzionale messi in campo dalla Lega.

La sua candidatura assume ulteriore rilievo dopo la riapertura dei termini riservata alle donne. Al primo conteggio erano state registrate 26 candidate contro 77 uomini, uno squilibrio incompatibile con la regola che riserva al genere meno rappresentato almeno il 40 per cento delle candidature. Per questo le candidate possono presentarsi fino alle ore 10 di lunedì 26 ottobre. Dopo quella scadenza saranno ancora possibili proposte sostenute da almeno dieci parlamentari di due gruppi diversi, entro le 10 del 28 ottobre.

Il Dubbio: i partiti puntano su figure che conoscono il sistema

Un approfondimento pubblicato oggi, sabato 24 ottobre, da Il Dubbio sottolinea una caratteristica della competizione: rispetto al passato sono numerosi i parlamentari in carica, in particolare componenti delle commissioni Giustizia, e gli esponenti provenienti dagli organi di autogoverno delle altre magistrature. La tendenza sarebbe quella di scegliere figure già «strutturate», capaci di muoversi in un Consiglio nel quale la componente togata si annuncia particolarmente combattiva per la presenza di ex vertici dell’Associazione nazionale magistrati e delle correnti.

Tra i senatori candidati, oltre a Zanettin e Stefani, figurano Susanna Donatella Campione e Sergio Rastrelli per Fratelli d’Italia, Anna Rossomando e Alfredo Bazoli per il Partito democratico. Nella lista compaiono inoltre l’ex governatrice umbra Donatella Tesei, Sonia Viale, Francesco Urraro, Nicola Ottaviani e, tra i nomi più conosciuti, l’ex pubblico ministero ed ex ministro Antonio Di Pietro.

Numerosi anche i candidati con esperienze negli altri organi di autogoverno. Eva Sonia Sala, Giovanni Doria e Francesco Urraro fanno parte del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa; Vito Mammone proviene dal Consiglio di presidenza della Corte dei conti. Carolina Lussana presiede il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, incarico già ricoperto da Antonio Leone. Spicca inoltre Enrico Grosso, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino e figura schierata sul fronte del No nell’ultimo referendum sulla giustizia.

La trattativa sui dieci posti e il precedente del centrodestra

La partita resta aperta perché per eleggere i componenti laici serve la maggioranza qualificata dei tre quinti. Nella precedente elezione il centrodestra ottenne sette posti su dieci, compreso quello dell’attuale vicepresidente Fabio Pinelli, indicato dalla Lega. Secondo la ricostruzione del Dubbio, la maggioranza potrebbe questa volta cedere un posto in più alle opposizioni, ma la distribuzione definitiva dipenderà dall’accordo tra i gruppi.

La seduta del 28 ottobre potrebbe quindi non essere risolutiva. I partiti tendono a proteggere fino all’ultimo le candidature considerate più forti e, senza un’intesa, le prime votazioni potrebbero andare a vuoto. In questo quadro, le candidature al CSM di Zanettin e Stefani portano due esponenti vicentini al centro di una trattativa nazionale che riguarda non soltanto dieci seggi, ma gli equilibri del principale organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.