
Due note distinte convergono sulla richiesta al consigliere comunale di lasciare l’incarico dopo il messaggio di solidarietà pubblicato nei confronti dell’indagato.
Il caso Kaabouri e Siher provoca le reazioni della sottosegretaria Mara Bizzotto e dei parlamentari Erik Pretto e Pierantonio Zanettin. I tre esponenti vicentini contestano il messaggio “Siamo tutti Youssef Siher” attribuito al consigliere comunale AVS di Thiene Alaeddine Kaabouri e ne chiedono le dimissioni.
Bizzotto, senatrice della Lega e sottosegretaria alle Imprese e al Made in Italy, definisce il post incompatibile con il ruolo istituzionale. Richiama inoltre una precedente presa di posizione di Kaabouri e chiede che si scusi con la comunità e lasci il Consiglio comunale.
Pretto e Zanettin, parlamentari di Forza Italia, affermano a loro volta che chi rappresenta le istituzioni non dovrebbe solidarizzare con persone indagate per ipotesi di reato gravi. Collegano il giudizio agli episodi di violenza registrati durante recenti manifestazioni e al sostegno alle forze dell’ordine.
Le prese di posizione seguono il dibattito sulla sicurezza a Vicenza e sulle manifestazioni di ottobre. Le informazioni sul procedimento devono tuttavia restare distinte dalle valutazioni politiche espresse dai parlamentari.
Kaabouri e Siher, accuse politiche e garanzie giudiziarie
Youssef Siher risulta coinvolto in un’indagine che comprende ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni. Per lui vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva e le contestazioni dovranno essere verificate nelle sedi competenti.
Bizzotto usa toni particolarmente duri e chiama in causa anche i vertici nazionali di Alleanza Verdi e Sinistra. Pretto e Zanettin concentrano invece la nota sulla responsabilità richiesta a chi ricopre un incarico pubblico e sull’opportunità delle dimissioni.
I due comunicati condividono la condanna di aggressioni e devastazioni e rivendicano la libertà di manifestare pacificamente. Differiscono però per impostazione politica e argomentazioni, che restano attribuite ai rispettivi autori senza trasformarle in elementi di cronaca giudiziaria.
Il post contestato è un’espressione politica sulla quale potrà svilupparsi il confronto nel Consiglio comunale di Thiene. Eventuali decisioni sull’incarico dipendono dal consigliere e dalle dinamiche istituzionali locali, non dalle richieste contenute nelle note parlamentari.
Il caso Kaabouri e Siher unisce così due piani: la discussione sulle responsabilità pubbliche di un eletto e un procedimento ancora aperto. Tenerli separati è necessario per riferire il confronto politico rispettando al tempo stesso le garanzie dell’indagato.










































