
Rossella Cendron segnala quasi 480 posti OSS scoperti e chiede alla Regione un piano che tuteli anche RSA e servizi territoriali.
La carenza di OSS in Veneto emerge, secondo la consigliera regionale Rossella Cendron delle Civiche Venete, dai numeri del concorso per 84 operatori destinati agli ospedali padovani. Nella nota diffusa attraverso il Consiglio regionale del Veneto, Cendron parla di 1.770 posizioni disponibili a fronte di 1.291 partecipanti effettivi.
Il rapporto indicato dalla consigliera corrisponde a una copertura di circa il 73 per cento e lascia quasi 480 posti senza candidati. Cendron interpreta il dato come il segnale di una difficoltà strutturale nel reperire operatori sociosanitari, figure indispensabili nell’assistenza quotidiana a pazienti, anziani e persone non autosufficienti.
La preoccupazione espressa riguarda anche l’equilibrio tra ospedali e strutture residenziali. Se le aziende sanitarie assumessero personale già impiegato nelle RSA, sostiene Cendron, il fabbisogno ospedaliero potrebbe essere coperto trasferendo la carenza su servizi che operano già con organici fragili.
La questione si inserisce nel più ampio confronto sul personale sanitario regionale, affrontato anche nell’articolo dedicato alle risorse per la sanità territoriale del Veneto. Il nodo non riguarda soltanto il numero dei posti banditi, ma anche condizioni di lavoro, retribuzioni, stabilità e capacità delle professioni assistenziali di attrarre nuovi candidati.
Carenza di OSS in Veneto: il piano chiesto alla Regione
Cendron chiede alla Giunta regionale una ricognizione complessiva del fabbisogno di OSS negli ospedali, nelle RSA e nei servizi territoriali. L’obiettivo indicato è evitare una competizione tra strutture per un bacino di lavoratori insufficiente e costruire una programmazione che consideri insieme tutti i livelli dell’assistenza.
I dati e le valutazioni sono attribuiti alla consigliera regionale. La risposta organizzativa, secondo la sua posizione, dovrà agire sia sulla formazione sia sull’attrattività del lavoro, per impedire che nuove assunzioni in un comparto producano vuoti difficili da colmare in un altro.































