
UGL Salute valuta positivamente gli indirizzi Agenas sulle Case della Comunità, ma sollecita personale, formazione e organismi stabili.
Le Case della Comunità UGL devono essere costruite con la partecipazione effettiva di pazienti, famiglie, lavoratori e territori. È la posizione espressa dal segretario nazionale di UGL Salute Gianluca Giuliano, che valuta favorevolmente le indicazioni operative elaborate da Agenas per l’attuazione dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022, ma chiede risorse e strumenti capaci di trasformare gli indirizzi in servizi concreti.
Secondo Giuliano, una struttura che non dialoga con la comunità rischia di ridursi a un poliambulatorio con una denominazione nuova. Il modello indicato dall’Agenzia, dalla diffusione delle informazioni alla coprogettazione dei servizi, dall’autonomia del paziente ai tavoli di valutazione civica, viene considerato una base utile per ricostruire una rete sociosanitaria vicina alle persone.
La discussione nazionale si intreccia con le difficoltà già evidenziate nei territori, comprese quelle legate alle liste d’attesa e all’accesso alle prestazioni sanitarie in Veneto. Per il sindacato, mettere cittadini e operatori dentro i processi decisionali può aiutare a rendere l’assistenza più equa e aderente ai bisogni reali.
Case della Comunità UGL: personale e formazione decisivi
UGL Salute segnala tuttavia diversi ostacoli. Tra questi figurano la carenza di personale, il divario digitale, la frammentazione tra i sistemi regionali e il rischio che il coinvolgimento dei cittadini resti un adempimento formale. La partecipazione, sostiene Giuliano, deve produrre conseguenze verificabili nell’organizzazione e nella valutazione dei servizi.
La richiesta comprende investimenti strutturali sulle risorse umane, percorsi di formazione dedicati agli operatori e organismi permanenti all’interno delle strutture. Questi strumenti dovrebbero dare continuità alla voce delle comunità e impedire che il confronto sia limitato alla fase iniziale dei progetti.
Il sindacato dichiara la propria disponibilità a sostenere la sperimentazione, mantenendo al tempo stesso un ruolo di vigilanza. Le Case della Comunità UGL, conclude Giuliano, possono funzionare soltanto riducendo la distanza tra ospedale e territorio e integrando in modo stabile gli aspetti sanitari e sociali dell’assistenza.
































