Dai PFAS ai campi, Fondazione Cariverona investe 333mila euro in quattro progetti a Vicenza

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Quattro progetti nella provincia di Vicenza sono stati selezionati da Fondazione Cariverona e finanziati per un totale di circa 333.000 euro con il bando Ricerca & Sviluppo 2026, promosso in partnership con Fondazione Caritro.

La Fondazione destina le somme alle iniziative realizzate da università e imprese di Arzignano, Isola Vicentina, Cornedo Vicentino e Bressanvido con l’obiettivo di trasformare conoscenze scientifiche e competenze specialistiche in soluzioni capaci di migliorare la gestione delle risorse, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la competitività del sistema produttivo.

I progetti prevedono una comunità di microrganismi per rigenerare i carboni attivi contaminati da PFAS, evitando che diventino rifiuti da incenerire, nuovi dispositivi elettronici per rendere più efficienti e compatti i sistemi che garantiscono continuità di alimentazione a impianti e servizi, micropali utilizzati per consolidare gli edifici che vengono trasformati anche in scambiatori geotermici, digestato prodotto da impianti agricoli a biogas che diventa una risorsa per ridurre l’impiego di fertilizzanti e pesticidi.

Fondazione Cariverona investe 333mila euro in biorisanamento, elettronica efficiente, geotermia e agricoltura circolare

In ogni progetto sarà coinvolto un giovane ricercatore o una giovane ricercatrice under 35 con dottorato di ricerca. Complessivamente saranno quattro, chiamati a lavorare a stretto contatto con le imprese per sviluppare e sperimentare le soluzioni, costruendo un legame più stabile tra ricerca, sistema produttivo e territorio.

“Viviamo una fase di profonda trasformazione, nella quale imprese e comunità sono chiamate ad affrontare cambiamenti tecnologici, ambientali ed economici sempre più rapidi. In questo contesto la ricerca genera valore quando riesce a uscire dai laboratori, dialogare con le imprese e contribuire a risolvere problemi concreti. Il compito della Fondazione è creare le condizioni perché mondi che spesso procedono separati costruiscano insieme nuove opportunità di sviluppo. È così che rafforziamo la competitività dei territori, sosteniamo la transizione ecologica e offriamo ai giovani ricercatori prospettive professionali di qualità”, afferma Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.

Il filo che unisce le quattro iniziative è la volontà di affrontare questioni reali di un territorio nel quale manifattura, gestione delle acque, edilizia, agricoltura e produzione energetica sono strettamente connesse. I progetti partono da domande precise: come ridurre l’impatto dei contaminanti emergenti? Come utilizzare meno energia senza compromettere le prestazioni? Come sfruttare una fonte rinnovabile senza moltiplicare perforazioni e costi? Come trasformare un residuo agricolo in una risorsa per le coltivazioni?

Ricerca & Sviluppo 2026: i progetti finanziati in provincia di Vicenza

BIOREM-PFAS, sviluppato dall’Università degli Studi di Verona insieme ad Acque del Chiampo Spa di Arzignano, studierà un processo biologico per rigenerare i carboni attivi impiegati nella rimozione dei PFAS e trattare i percolati di discarica contaminati. Comunità selezionate di microrganismi saranno sperimentate su matrici reali, con l’obiettivo di recuperare la capacità di assorbimento dei materiali e definire un protocollo trasferibile all’impresa, riducendo rifiuti ed emissioni legati allo smaltimento.

L’efficienza energetica sarà al centro del progetto sui convertitori elettronici di potenza modulari per gruppi di continuità, sviluppato dall’Università degli Studi di Padova con Sicon Srl di Isola Vicentina. La ricerca studierà dispositivi in nitruro di gallio, una tecnologia emergente che può consentire di realizzare sistemi più efficienti, compatti e performanti. L’obiettivo è sviluppare nuove configurazioni e prototipi applicabili a una futura generazione di UPS, rafforzando la capacità innovativa dell’impresa nel settore dell’elettronica di potenza.

A Cornedo Vicentino, l’Università di Padova e Sirive Srl studieranno una soluzione capace di svolgere due funzioni: sostenere un edificio e contribuire al suo riscaldamento e raffrescamento. Il progetto prevede di inserire sistemi per lo scambio di calore con il sottosuolo nei micropali già utilizzati per consolidare le fondazioni. In questo modo sarà possibile sfruttare la risorsa geotermica senza effettuare perforazioni aggiuntive. La ricerca analizzerà geometrie, materiali e tecniche di installazione per sviluppare una soluzione replicabile e concretamente utilizzabile dall’impresa.

Il quarto progetto parte da ciò che normalmente viene considerato un residuo. Con MICRO-DIGEST, l’Università degli Studi di Padova e Femo Tech Srl di Bressanvido studieranno il digestato prodotto dagli impianti agricoli a biogas come possibile fonte di microrganismi utili alle coltivazioni. I batteri più promettenti saranno sperimentati sul mais per verificarne la capacità di favorire la crescita delle piante, migliorare l’utilizzo dei nutrienti e aumentare la resistenza agli stress ambientali. L’obiettivo è sviluppare inoculanti biologici capaci di ridurre l’impiego di fertilizzanti chimici e pesticidi, secondo un modello di agricoltura più circolare.

Complessivamente, i quattro progetti vicentini coinvolgeranno 4 imprese e 4 ricercatrici e ricercatori under 35 con dottorato di ricerca. Nei due anni di attività prevedono di generare 15 pubblicazioni scientifiche, 7 eventi di divulgazione scientifica e 9 risultati applicativi, tra prototipi, nuovi processi, prodotti e soluzioni trasferibili alle imprese.

«Da imprenditore so che l’innovazione nasce dall’incontro tra competenze, ricerca e capacità di fare impresa. Ma so anche che il futuro dei territori dipende dalla capacità di offrire ai giovani opportunità professionali qualificate, percorsi di crescita e motivi concreti per restare o tornare. Per questo abbiamo scelto di sostenere progetti in cui università, centri di ricerca e imprese lavorano insieme: un’alleanza capace di trasformare non solo la conoscenza in nuove soluzioni, ma anche in nuove competenze, lavoro e maggiore attrattività per le nostre comunità. Ambiente, innovazione e competitività non sono obiettivi separati: sono parte dello stesso percorso di sviluppo», conclude il presidente di Fondazione Cariverona.

Le iniziative dureranno 24 mesi e saranno accompagnate da un’attività di monitoraggio dedicata. Fondazione Cariverona valuterà non soltanto l’avanzamento delle attività, ma anche la qualità della collaborazione tra ricerca e impresa, l’effettivo utilizzo dei risultati e le opportunità professionali generate per i giovani. Perché la vera misura dell’innovazione non è la quantità di tecnologia prodotta, ma la sua capacità di migliorare il lavoro, l’ambiente e la vita di un territorio.