Magari un giorno, com’è accaduto con il bail-in, a disastro compiuto i burocrati italiani fingeranno di cadere dal pero. Fatto sta che ieri la Banca centrale europea ha assestato, in prospettiva, un colpo pesante all’economia italiana. Francoforte ha pubblicato le temute linee guida (“addendum”) per la gestione dei crediti bancari “deteriorati” (i Non performing loans, Npl). Sono prestiti che faticano a rientrare e per questo le banche devono “coprire” le perdite a bilancio. Le banche italiane ne hanno un terzo di tutti quelli dell’eurozona, il 12,1% del totale dei prestiti erogati. È evidente che la nuova stretta è pensata per loro.

La Bce ha confermato che i crediti deteriorati senza garanzie vanno coperti al 100% entro due anni e quelli garantiti (da ipoteche e altro) entro sette anni. Dopo questo lasso di tempo, se restano in pancia alle banche, varranno zero.

Rispetto alla prima bozza – contro cui si sono sollevati sia la Commissione sia il Parlamento europeo – ci sono due novità. Per i crediti garantiti la svalutazione partirà dal terzo anno e le linee guida varranno solo per i crediti che diverranno deteriorati a partire dal prossimo aprile. Insomma, la posizione della Bce si sarebbe “ammorbidita”. “È una vittoria del Parlamento europeo che ha costretto la burocrazia a fare marcia indietro”, ha esultato il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, salvo poi spiegare candidamente che i suoi uffici “hanno appena iniziato a visionare l’Addendum”. Mercoledì scorso Bruxelles ha pubblicato la sua proposta, l’unica che considera giuridicamente vincolante per tutte le banche. Il testo è simile a quello della Bce, ma prevede che i crediti garantiti vadano svalutati al 100% in otto anni, anziché sette e riguarderà solo i crediti “erogati” dal 14 marzo scorso che dovessero deteriorarsi. Una differenza fondamentale.

La realtà è che la Bce ha vinto il braccio di ferro con Bruxelles a cui ha lasciato il contentino di un approccio più graduale. Le linee guida non sono vincolanti, ma le banche dovranno motivare lo scostamento e la Bce potrà intervenire. Nel medio periodo le svalutazioni automatiche dei crediti avranno un impatto rilevante su economie profondamente legate al credito bancario come quella italiana. Dopo anni di crisi le banche italiane hanno in pancia qualcosa come 250 miliardi di Npl. Per lungo tempo hanno nascosto la polvere sotto il tappeto “prezzandoli” a bilancio a valori sufficienti a evitare perdite pesanti. La Bce preme per grandi cessioni in blocco che di fatto premiano solo i fondi esteri specializzati, che acquistano a prezzi di saldo e gestiscono i crediti come un liquidatore. Dietro però ci sono centinaia di migliaia di famiglie e imprese in difficoltà. L’addendum peraltro non riguarda solo le “sofferenze” ma finanche i crediti “scaduti”, quelli in cui il debitore è solo in ritardo con i pagamenti. Di norma le banche gestiscono queste situazioni cercando di riportare in bonis la posizione, ma con l’addendum questa discrezionalità verrà eliminata. A prescindere dal tipo di debitore (e dalle capacità del banchiere) dopo qualche anno i crediti deteriorati varranno comunque zero. L’addendum prevede perfino che se una banca non riesce dopo qualche anno a incassare le garanzie (cioè i beni ipotecati) queste “debbano essere ritenute inefficaci e l’esposizione dovrebbe essere trattata come non garantita”, quindi svalutata a zero in due anni.

Secondo gli analisti queste norme porteranno a nuove pulizie nei bilanci bancari e a una ulteriore stretta creditizia, accelerando la fuga delle banche dal segmento del credito non garantito. E questo senza considerare cosa succederà all’economia quando i fondi inizieranno a riscuotere gli 80 miliardi di Npl ceduti nel solo 2017.

di Carlo Di Foggia, da Il Fatto Quotidiano