
Il Veneto si conferma locomotiva del made in Italy calzaturiero sui mercati internazionali, superando i 2,5 miliardi di euro di export. Secondo le rilevazioni di Confartigianato su dati 2025, la regione domina la classifica nazionale con ben cinque province nella top 10 e sei tra le prime venti posizioni.
In questo quadro di eccellenza, la provincia di Vicenza recita un ruolo da protagonista, posizionandosi saldamente tra i primi dieci poli italiani con un volume di esportazioni pari a 290 milioni di euro. Il dato berico contribuisce a consolidare un podio regionale che vede in testa Treviso (988 milioni), seguita da Venezia (660 milioni), Verona (310 milioni) e completato da Padova (260 milioni).
Nonostante il primato, il settore attraversa una fase complessa. Nel 2025 l’export veneto ha registrato una flessione del -7,4%, con un calo più marcato nei mercati extra UE (-11,7%). A preoccupare sono anche le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, mercato che per il Veneto vale 44 milioni di euro ma che mostra segnali di forte instabilità con una contrazione dell’11,4%.
Katia Pizzocaro, presidente del comparto calzaturiero di Confartigianato Imprese Veneto, ha lanciato l’allarme sulla tenuta delle aziende. La richiesta è quella di attivare strumenti straordinari, come una vera e propria Cassa Moda, per evitare la chiusura delle attività e la dispersione delle competenze artigiane. In Veneto, infatti, il settore conta 572 imprese artigiane dedicate esclusivamente alle calzature.
Oltre agli interventi emergenziali e all’accesso al credito, l’associazione chiede incentivi al local content per valorizzare chi utilizza materie prime italiane. Resta centrale la necessità di ripensare il modello di business in un mercato globale che ha radicalmente cambiato i comportamenti d’acquisto, mettendo sotto pressione la rete distributiva tradizionale.
“Accanto ai dati positivi – commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci –, emerge però una fase di difficoltà: nel 2025 l’export calzaturiero veneto segna un calo del 7,4%, in linea con le dinamiche europee ed extraeuropee, mentre la produzione nazionale risulta in contrazione rispetto agli anni precedenti: Per questo la Regione ha rafforzato le proprie azioni a sostegno della filiera moda, puntando su innovazione, aggregazione e accesso al credito – sottolinea l’assessore -. Abbiamo attivato bandi dedicati alle filiere strategiche, sostenuto gli investimenti in ricerca e sviluppo e accompagnato le imprese nei percorsi di internazionalizzazione, con particolare attenzione alle pmi artigiane”.





































