Fine vita, Cendron (Le Civiche Venete): «Il Parlamento deve legiferare»

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Fine vita Cendron, consigliera regionale del Veneto

La consigliera regionale chiede una disciplina nazionale e sostiene che il Veneto debba definire procedure chiare entro le proprie competenze.

Sul fine vita Cendron chiede al Parlamento di approvare una legge nazionale e alle istituzioni di non sottrarsi al confronto. Rossella Cendron, consigliera regionale di Le Civiche Venete, interviene nel dibattito in corso a Palazzo Ferro Fini. Le attività e le comunicazioni dell’assemblea sono pubblicate sul sito ufficiale del Consiglio regionale del Veneto.

La dichiarazione si colloca nello stesso confronto affrontato nella recente posizione sul suicidio assistito e sulla necessità di una legge nazionale espressa da Barbisan. Cendron sostiene che la Regione, entro i limiti delle proprie attribuzioni e del quadro costituzionale, debba regolare le procedure sanitarie e amministrative per offrire risposte certe alle persone che si trovano nelle condizioni previste dalla giurisprudenza.

La consigliera insiste però sul fatto che la libertà di scelta non possa essere separata dalla qualità dell’assistenza. Nella sua posizione, ogni decisione dovrebbe essere accompagnata da cure adeguate, sostegno umano, accesso effettivo alle terapie palliative e attenzione alle famiglie. Nessuno, afferma Cendron, dovrebbe arrivare a una scelta sentendosi solo, abbandonato o percepito come un peso.

Fine vita Cendron: procedure regionali e responsabilità nazionale

Il nodo politico, secondo l’esponente civica, non può essere ridotto a una contrapposizione tra chi difende la vita e chi sostiene la morte medicalmente assistita. Cendron considera questa lettura troppo semplice rispetto a situazioni cliniche e personali complesse, nelle quali dignità, autodeterminazione, protezione delle persone fragili e doveri del servizio sanitario devono essere valutati insieme.

La richiesta al Parlamento nasce dall’esigenza di superare differenze territoriali e incertezze applicative. Una norma nazionale, nella valutazione della consigliera, dovrebbe fissare condizioni, garanzie e procedure uniformi, lasciando poi alle Regioni l’organizzazione concreta dei servizi sanitari di loro competenza. In assenza di una disciplina parlamentare completa, il dibattito veneto continua a misurarsi con proposte e interpretazioni differenti.

La posizione sul fine vita Cendron resta una dichiarazione politica e non modifica da sola il quadro normativo vigente. Il suo intervento aggiunge però una voce autonoma alla discussione regionale: apertura alla definizione di procedure, centralità delle cure palliative e richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte delle Camere. Il confronto proseguirà nelle sedi istituzionali, dove dovranno essere valutati contenuti, competenze e garanzie per pazienti e operatori sanitari.