
Il consigliere regionale Filippo Rigo vota contro la legge veneta sul fine vita: competenza nazionale e priorità a cure palliative e terapia del dolore.
Fine vita Veneto Rigo si schiera contro la proposta regionale sul suicidio medicalmente assistito. In una dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa del Consiglio regionale, il consigliere della Lega-Liga Veneta sostiene che una materia legata ai diritti civili e all’ordinamento civile debba essere disciplinata dal Parlamento nazionale.
Rigo afferma che interventi differenti da regione a regione potrebbero produrre incertezza e aspettative non uniformi per i malati. Il suo voto contrario, precisa, nasce sia da una valutazione istituzionale sia dalla preoccupazione che una normativa locale non riesca a garantire concretamente quanto promette.
La posizione arriva mentre l’aula prosegue l’esame della legge popolare sul fine vita in Veneto, accompagnato da interventi favorevoli e contrari. Il confronto riguarda la possibilità per la Regione di organizzare tempi e procedure sanitarie nel quadro fissato dalla Corte costituzionale.
Fine vita Veneto Rigo: cure palliative e timore del modello Canada
Per il consigliere la risposta prioritaria alla sofferenza deve essere il potenziamento delle cure palliative e delle terapie del dolore in tutto il territorio veneto. È una linea che insiste sull’assistenza disponibile prima di affrontare la richiesta di accesso al suicidio assistito.
Rigo cita inoltre il Canada come esempio di una possibile deriva culturale, sostenendo che l’eutanasia possa diventare una risposta proposta con eccessiva frequenza. Si tratta di una valutazione politica del consigliere, non di un fatto automaticamente trasferibile al sistema italiano, che resta regolato da condizioni giuridiche e sanitarie differenti.
Il dibattito regionale mette dunque a confronto due esigenze: evitare disparità e incertezze per pazienti e medici oppure attendere una legge nazionale organica. La posizione Fine vita Veneto Rigo privilegia la seconda strada e chiede al Parlamento di assumere direttamente la responsabilità normativa su una materia che coinvolge diritti, salute e scelte personali.




































