Giardini aperti, 4 giugno 2023: partire da una nuova filosofia della natura

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Carruba Garden, giardini a Bisceglie (BT)
Carruba Garden, giardini a Bisceglie (BT)

Domenica 4 giugno 2023 si aprono le porte dei giardini più belli d’Italia, siano essi privati o pubblici, per dare a tutti i cittadini e a tutte le cittadine la possibilità di ammirare la bellezza della natura, che avrebbe bisogno di essere condivisa, tutelata e protetta, anche con delle leggi specifiche, nel solco di quel percorso che è stato avviato nel 2019 dalla Regione Puglia, ma che, purtroppo, si è amaramente arenato.

l giardini sono l’emblema di luoghi mistici, in cui si nascondono misteri che rimangono misteri solo per chi non si apre al creato, chi non comprende la logica dell’eterno ritorno dell’eguale in forme diverse, chi non si allinea al ciclo naturale, che vuole che si nasca dalla terra e alla terra si ritorni alla fine di un viaggio che si auspica sia svolto all’insegna della bellezza e dell’armonia con l’intero creato.

Il giardino in greco si dice kepos, che significa grembo materno, ventre da cui nasce la vita, ma al tempo stesso il giardino è l’emblema dei Campi Elisi, perché alla terra alla fine l’anima degli eletti ritorna, dopo essere stata giudicata buona dagli dei.

Ora, fare filosofia all’interno dei giardini, cosa per nulla insolita, visto che Socrate, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio avevano eletto i giardini a luogo preferenziale del filosofare, significa comprendere il ciclo della natura, l’importanza del rispetto della Terra, il prendersi cura quotidianamente degli essere viventi che non possono e che non sanno parlare, come molto spesso accade con i nostri alunni e le nostre alunne, che, una volta accolti/e nel nostro orto, nel loro essere ancora acerbi/e , non sanno esprimersi. Come un giardiniere coltiva le sue piante, così l’insegnante si prende cura dei suoi germogli, li aiuta a crescere, a maturare, senza, peraltro, poter vedere il compimento, l’esito finale di quel processo. E così il giardiniere, come il filosofo/insegnante, investe il suo tempo nella coltura/cultura, prendendosi cura dei suoi rampolli, facendo attenzione a non recidere le radici e a far sbocciare i fiori.

Come si può vedere, le metafore e le similitudini tra l’orizzonte di significazione dell’educazione e quello del giardinaggio abbondano e di questo Russel Page, l’architetto-giardiniere che scrisse L’educazione del giardiniere[1], ne era consapevole.

C’è, peraltro, un concetto che si è affacciato nella psicopedagogia degli ultimi anni, quella anglosassone, la cui colonizzazione siamo costretti a subire, così come siamo costretti a subire ogni forma di imperialismo culturale ed economico da parte americani. Si tratta del concetto di flourishing, la “fioritura”. Con questo termine gli/le psicopedagogisti/e americani/e, che ignorano gran parte del retaggio culturale che lega la psicologia alla sua radice preistorica, vale a dire a tutto il debito concettuale che essa ha contratto con la filosofica greca e con il pensiero religioso orientale, indicano esattamente quella infiorescenza che avviene all’interno delle classi, così come i fiori sbocciano all’interno dei giardini. È un peccato che non si possa riconoscere in una filosofia del giardino, risalente proprio a Socrate, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio, che nei giardini insegnavano, tutto ciò che c’era da dire e da pensare sulla Paideia, sull’educazione. Basterebbe solo attualizzare e interpretare il loro pensiero pedagogico alla luce dell’eterno ritorno dell’eguale, anche solo per ristabilire un adeguato contatto con la Natura, di cui si fa esperienza a partire dai giardini.

Non può comprendere il significato esoterico riposto nei giardini e nella filosofia della natura chi vede nella terra e sulla Terra solo prospettive di guadagno immediato; non può essere la cementificazione del suolo, l’estrattivismo esasperato l’unica prospettiva dello stare al mondo da parte degli essere umani. I giardini e la filosofia non sono per tutti/tutte, ma solo per pochi, per quelli che hanno tempo, che dimorano nel tempo e attendono la crescita degli esseri viventi, siano piante, animali o umani, di cui ci si prende cura.

Non può essere “sviluppo la parola d’ordine per comprendere l’orizzonte verso il quale orientare il giardino o l’educazione. Lo “sviluppo” lo lasciamo alla crematistica, come la chiama Aristotele nell’Etica Nicomachea, quell’arte illimitata che punta esclusivamente all’accumulazione di beni e denaro fine a sé stessi e non funzionali alla “crescita della comunità, della casa comune, oikos, da cui deriva economia. A differenza della crematistica, affermava Aristotele, l’economia è la nobile arte morale di far quadrare i conti, ma distribuendo equamente le risorse nella casa comune con l’obiettivo di generare armonia e crescita congiunta.

L’economia dovrebbe restare estranea alla pratica dell’accumulazione, soprattutto quando essa sottrae ad altri risorse e si pone come obiettivo lo sviluppo illimitato e non la crescita collettiva. Ma, purtroppo oggi il significato aristotelico originario si è smarrito e l’economia, come l’educazione,  risulta sempre più pervasa dalla semantica neoliberista, che non è l’unica versione possibile dell’economia, ma, evidentemente, la peggiore per l’umanità, come la crematistica aristotelica.

La giornata dei giardini aperti, dunque, potrebbe essere l’occasione per ripartire da una rinnovata Filosofia della Natura, quella che potrebbe provare a considerare il tempo e lo spazio improduttivo, perché non cementificato, non crematistico, non sottoposto alla logica neoliberista del “produci, consuma, crepa”, un tempo lento e uno spazio aperto, in cui poter apprezzare la bellezza del creato. Ogni spazio sottratto ad un capannone, che sarà presto abbandonato, e ogni tempo sottratto allo scrollare frenetico, alla ricerca dell’effimero divertimento appagante, potrebbero essere uno spazio conquistato alla bellezza e un tempo conquistato alla convivialità.

Ma, purtroppo, oggi come ieri, non tutti/e sono in grado di comprendere il significato di un tempo disteso e di uno spazio senza confini in cui apprezzare la bellezza dello stare al mondo, ed è per questo che i giardini, come la filosofia, restano luoghi e spazi esoterici, letteralmente riservati a pochi.

[1] R. Page, L’educazione di un giardiniere, Allemandi, Torino 2010.


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a cura di Michele Lucivero

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