Halloween. Perché fantasmi, castelli infestati, storie di streghe e leggende macabre attirano da sempre persone di tutte le età?

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Halloween
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Da qualche anno, è sbarcata anche in Italia la festa di Halloween. La notte del 31 ottobre, in cui grandi e piccini, si travestono da spaventosi fantasmi, streghe cattive, vampiri assetati di sangue o zombie. Perché fantasmi, castelli infestati, Halloween, storie di streghe e leggende macabre attirano da sempre persone di tutte le età?

Come ogni festa popolare, anche quella di Halloween ha un significato psicologico: infatti nasconde il desiderio di esorcizzare ciò che l’uomo teme da sempre, la morte, il terrore ultimo che ci accomuna tutti e che, soprattutto nella nostra cultura attuale, costituisce un tabù di cui raramente si parla.

Questa festa diventa una delle poche occasioni in cui la morte ha accesso alla nostra quotidianità, ma attenuata da stratagemmi che la rendono innocua: i dolci, i festeggiamenti, l’atmosfera scherzosa. Halloween consente, insomma, di avvicinarci in modo meno drammatico a ciò che temiamo.

Scherzare sulla morte rende meno angosciante il pensare la morte. Non a caso il giorno successivo, infatti, si celebra la ricorrenza cristiana della commemorazione dei defunti. Perciò scherzare sulla morte risulta essere un modo per sottrarsi all’angoscia della fine e perdita della vita.

Quando si pensa alla morte, la morte che immaginiamo è sempre un po’ quella degli altri, ma prima o poi toccherà anche a noi.

Solo non sfuggendo possiamo risolvere un problema, qualsiasi problema esso sia; è solo accettando, comprendendo, conoscendo, che possiamo risolvere l’angoscia di morte, come suggerisce padre Guidalberto Bormolini nel suo libro: “Ricordati che devi morire”.

Come osservava lo scrittore Samuel Johnson:“Quando un uomo sa che deve essere impiccato in un paio di settimane, concentra la sua mente in un modo meraviglioso”. Fu così, anche per Montaigne: la morte guardata negli occhi è diventata fonte di ispirazione.

La morte non è sotto il nostro controllo, lo è invece la nostra vita, e quindi possiamo decidere di spendere ogni secondo consapevolmente.

La morte non è necessariamente un evento negativo o terribile. È la legge della natura, è una regola necessaria. La morte con il suo essere naturalmente inevitabile, conseguenza e parte fondamentale del vivere dovrebbe portare l’uomo a interrogarsi su di essa, a familiarizzare con essa per non trovarsi impreparato e soprattutto spingerlo a ricercare il piacere e l’essenziale dell’esistere.

Nel momento in cui io mi ricordo che devo morire, nel momento in cui io mi proietto nel fatto che quello che sto facendo prima o poi avrà una fine, il fatto di tenere presente questa fine può essere un modo di donare un senso al viaggio che c’è prima, è ciò che ci può consentire di dare un giusto valore alla vita.