Con una sentenza storica, la Corte Suprema dell’India ha stabilito che i benefici e le tutele legali previsti per le famiglie “tradizionali” devono essere estesi alle famiglie miste, alle coppie dello stesso sesso e ad altri nuclei familiari cosiddetti “atipici”, ampliando così la definizione di famiglia.

Per famiglie “atipiche” la Corta intende, al di là di quelle LGBTQ+, anche quelle formate da genitori single e famiglie miste. Secondo i giudici DY Chandrachud e AS Bopanna “le relazioni familiari possono assumere la forma di unioni domestiche, non sposate o relazioni queer”, come spesso capita nella quotidianità. La Corte riconosce infatti che i tutori dei minori, siano figli biologici o no, possono infatti cambiare in caso di un nuovo matrimonio, adozione o affidamento a genitori single, genitori acquisiti e famiglie adottive.

La sentenza è solo l’ultima di una serie di decisioni che nell’arco dell’ultimo decennio hanno respinto le norme sociali conservatrici interne al Paese in nome di un cambiamento sociale sempre più rapido. Nel 2014, la Corte ha riconosciuto tutele legali e assistenza sociale alle persone trans, nel 2018 abolito la sezione 377 del codice penale che criminalizzava l’omosessualità e ordinato nel 2021 al governo di combattere le discriminazioni contro la comunità LGBTQ+, rispettandone i diritti e incentivando educatori a sensibilizzare i genitori sui problemi della comunità e degli studenti trans.

I campi di applicazione al momento sono poco chiari dato che nel Paese molte questioni familiari vengono decise in via extragiudiziale. In India, infatti, il matrimonio è regolato da una serie di leggi religiose personali, che risalgono all’era coloniale e variano a seconda delle fedi, e da una legge secolare chiamata Special Marriage Act.

Si tratta però di un cambiamento storico che permetterà in tutto il Paese una risoluzione più rapida ed equa di numerosi conflitti giuridici e soprattutto un assetto più inclusivo al Paese, in linea con la sua realtà socio-culturale.

Fonte: The Vision