Pride di Istanbul, arrestati 113 manifestanti: lo Stato turco continua a violare i diritti della comunità LGBTQ+ 

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Pride di Istanbul

Domenica, la polizia turca ha arrestato circa un centinaio di persone tra manifestanti, attivisti e giornalisti che hanno preso parte al Pride di Istanbul, disperdendo la folla. Anche prima dell’inizio della manifestazione, gli agenti in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione in diversi bar nel distretto di Cihangir vicino a Taksim, e hanno fermato più presenti con la scusa di dover far rispettare l’ordine pubblico, tra cui un fotografo dell’AFP, a quanto riporta la stessa agenzia di stampa.

All’inizio di giugno, a Istanbul, la polizia aveva già arrestato undici attivisti LBGTQ+ che si erano riuniti per celebrare l’inizio del mese del Pride. Una delle persone coinvolte ha affermato di essere stata “torturata” e ha pubblicato immagini di polsi e gambe gravemente contusi.

Nelle ultime settimane sono almeno 27 gli attivisti LGBTQ+ fermati. Nonostante la manifestazione non sia stata formalmente vietata, la scorsa settimana il prefetto di Istanbul, Davut Gul, aveva dichiarato che “Nessuna attività che minaccia l’istituzione della famiglia, quale garanzia del nostro Stato e della nostra Nazione, è permessa. Non sarà mai concesso a gruppi di dimostrare senza il permesso”.

Dal 2014, quando raggiunse il numero di centomila presenti, le autorità turche hanno vietato anno dopo dopo ogni Pride. Dopo la sua vittoria elettorale a maggio, il presidente Erdogan ha attaccato le associazioni queer e ha accusato l’opposizione di essere pro-LGBTQ+, promettendo una nuova costituzione che sostenga i “valori della famiglia”.

Fonte: The Vision