
“L’esternalizzazione di due nuclei presso Ipab Centro Assistenza Servizi Per Anziani, ovvero La Casa di Schio, è stata una scelta obbligata per garantire i servizi e il mantenimento dei 297 posti letto”.
È quanto affermato ieri nel corso del consiglio comunale di Schio dal Sindaco Cristina Marigo. Nel corso della seduta la maggiornaza ha provato a fare chiarezza sullo stato delle cose.
Preso La Casa di Schio – lo ricordiamo – alcune settimane fa Cgil e Cisl hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori della funzione pubblica lamentando le esternalizzazioni decise dalla direzione della casa di riposo che hanno interessato la sezione Girasole, dopo che in precedenza stessa sorte era toccato alla sezione Ciclamino. Secondo quanto si apprende altri 46 ospiti non autosufficienti sono stati affidati a una cooperativa esterna dal 1° luglio.
Schio, la maggioranza: “La Casa? Realtà contro propaganda”
Sulla vicenda sono intervenuti oggi i conisglieri comunali di maggioranza Marco Vantin e Cristiana Dalla Fina del Gruppo Civitas Schio, e Antonella Nardello e Albino Mosele di Noi Cittadini con Cristina Marigo.
Il focus è stato posto sulla carenza di Operatori Socio Sanitari (OSS), fenomeno regionale se non nazionale. “Al 30 giugno 2026 – spiegano i consiglieri di maggioranza -, l’Ente evidenziava un deficit di 18 unità rispetto al fabbisogno necessario per la gestione diretta. Senza il ricorso temporaneo alle cooperative per i nuclei Ciclamino e Girasole, la struttura avrebbe rischiato il mancato rispetto degli standard e il reato di interruzione di pubblico servizio“.
Inoltre, è stata garantita la qualità assistenziale: “L’esternalizzazione – affermano ancora dalla maggioranza – ha permesso il necessario recupero psicofisico dei dipendenti, consentendo lo smaltimento di oltre 3.100 giornate di ferie arretrate che non potevano essere altrimenti godute.
Sebbene l’Ente abbia garantito trasparenza con informative e assemblee (come quella del 19 giugno), il Direttore lamenta un clima sindacale non costruttivo, più incline allo scontro mediatico che alla comprensione di un’emergenza nazionale”.
La maggioranza ha inoltre scartato la richiesta di un confronto con i sindacati e comitato dei familiari nell’apposita Commissione consiliare, non reputandola il luogo adatto nel quale risolvere questioni di natura lavorativa.




































