“La negazione della Storia” di Giorgio Langella, VicenzaPiù.
Quello che è successo con l’approvazione al parlamento europeo dell’infame mozione che equipara il comunismo al nazismo è il risultato di decenni di revisionismo e riscrittura della storia. Ha, anche, un profondo significato.
Significa che il potere vuole  negare la Storia, Che vuole imporre un pensiero unico che possa invadere ogni mente. E’ il realismo capitalista. Una continua crescita di incrostazioni che permettono di scrivere una verità diversa dalla realtà. Così, oggi, ci dicono che comunismo è uguale al nazismo. Ci fanno credere che la seconda guerra mondiale sia stata, di fatto, scatenata dall’Unione Sovietica. Niente di più falso. Anzi, a guardare bene, le potenze occidentali avevano, ben prima del patto Molotov-Ribbentrop, fatto accordi con Hitler, avevano, di fatto, approvato l’annessione dell’Austria e gli avevano dato ragione circa le sue pretese di conquista di territori appartenenti a Polonia e Cecoslovacchia.
Adesso i governi capitalisti e reazionari della UE (qualcosa che rappresenta sempre più una sorta di “grande fratello”) vogliono riscrivere la Storia e lo fanno mentendo. Si comincia sempre così, si criminalizza il dissenso, si denigra chi spera e lotta per una società diversa, e un sistema antitetico a quello esistente. Si prosegue con la repressione delle idee e la manipolazione della realtà storica. Si i continua attaccando la cultura e la conoscenza. Si tessono le lodi all’indifferenza e all’individualismo. Si finisce con una dittatura che cresce dal trionfo dell’ignoranza.
E finiamola col dire che l’Unione Sovietica era una nazione criminale perché comunista-
A ben vedere quanti milioni di morti ha fatto il capitalismo in giro per il mondo? Quante popolazioni ed etnie ha letteralmente distrutto?. Pensiamo ai nativi americani e alla loro soppressione fisica e morale perpetuata dai “bianchi e civili” Stati Uniti. Pensiamo ai massacri fatti dai colonialisti in Africa. Pensiamo anche a quanti lavoratori sono stati uccisi nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in nome del profitto di qualche padrone.
Facciamo i conti e poniamoci qualche domanda: ma è proprio vero che il capitalismo sia democratico? o non è, forse, la cultura imposta dal capitalismo dominante che annebbia le menti facendoci credere, come scrive Marc Fischer, che “è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”?
Proviamo a riflettere.

“Il parlamento Ue perde la testa” di Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano

Una mozione improvvisamente comparsa fra le carte del Parlamento europeo e messa subito in discussione, come l’inizio di una nuova vita, riduce la responsabilità del nazismo (che non è peggio del comunismo). Anzi, chiama il comunismo (a volte definito “stalinismo”) sul banco dei grandi colpevoli, come un’unica, delittuosa organizzazione, dimenticando (salvo due citazioni senza commenti) il fascismo italiano, le sue deportazioni, le sue stragi. Soprattutto sposta liberamente date e sequenze storiche. E, contro ciò che hanno finora narrato gli storici del mondo, vede l’inizio della Seconda guerra mondiale e i suoi 50 milioni di morti esclusivamente nella firma del trattato Ribbentrop-Molotov (dunque nazismo-comunismo) ai danni della Polonia, la cui distruzione sarebbe stata la vera ragione del conflitto, dominato comunque dai delitti dello stalinismo (la parola è sempre usata in alternativa a comunismo) e fondato esclusivamente sulle malefatte sovietiche. La mozione chiede dunque di condannare insieme, e alla pari, nazismo e comunismo e di vietare allo stesso modo ogni ricordo o simbolo o celebrazione del comunismo.

Per arrivare a questo punto, ovviamente segnato da una grave alterazione della storia, la mozione europea spiega che la Polonia è la vera, principale vittima dello spaventoso conflitto. Per farlo, occorre tagliare un pezzo della storia. Chi ha scritto (ovviamente in Polonia) il testo della mozione approvata in Europa si impegna a ignorare l’attività politica e militare che Polonia e Germania hanno svolto insieme, legati da accordi militari e politici, per lo smembramento della Cecoslovacchia, prima del patto Ribbentrop-Molotov. La mozione (240 righe tese a esonerare fascismo e nazismo dalle colpe peggiori) non presta grande attenzione all’ininterrotta caccia agli ebrei, al trasporto ed eliminazione di milioni di cittadini di tutta l’Europa occupata da nazisti e fascisti, e parla due sole volte della Shoah (una riga e due righe), dimentica che il campo di Auschwitz è stato aperto e liberato da soldati russi (come narra La Tregua di Primo Levi ) e che il punto cruciale della lotta contro nazismo e comunismo è stata la battaglia di Stalingrado, vinta con disperata tenacia dai “comunisti”. Ignora che quella durissima battaglia vinta dai comunisti russi ha determinato la ritirata disastrosa e poi la sconfitta definitiva del nazismo e del fascismo. E invita i governi europei a eliminare ogni celebrazione (strada o piazza o scuola intitolate a giornata della memoria) dedicata ai “comunisti” e di avviare un processo di “pacificazione”. Con chi?

La mozione, stranamente e vergognosamente votata anche dai deputati italiani del Pd, è un grave insulto alla Storia, alla Shoah, alla Resistenza e alla grande e lunga storia dell’antifascismo, e questo è il punto. Cogliendo in un momento di strano sonno morale e politico un’intera aula parlamentare, i fascisti polacchi (chiaramente gli autori del testo) hanno tentato di colpire la dignità e credibilità dell’antifascismo stravolgendone la memoria, al punto da far diventare “comunista” la guerra dei fascisti, delittuosa (e stalinista) la Resistenza e poi la distruzione del fascismo.

Per capire, bisogna partire dall’antifascismo, che non è simmetrico al fascismo. Il fascismo è un male piccolo e violento, privo di cultura propria, che infatti resta tuttora succube del nazismo (anche adesso di suo riesce a esprimere solo razzismo). L’antifascismo ha la missione vasta di affermare e difendere i diritti umani e civili, il rispetto di tutte le persone, di tutti i popoli, di tutte le religioni (quando non decidono di trasformare i loro dogmi e insegnamenti in leggi dello Stato per tutti). L’antifascismo è la difesa dei deboli, dentro e fuori dalle istituzioni, un impegno che tocca tutti (vedi l’accumulo di impegni politici, anche senza potere, di Marco Pannella, dalla Campania alla Cambogia). L’antifascismo è l’avvocatura pronta, gratuita e volontaria di tutti gli uomini liberi per tutti coloro che non possono difendersi da soli, dal malato disperato che chiede di morire a tutte le forme di razzismo per quanto camuffate da false accuse autorevolmente inventate contro le Ong. È l’immediato compito di fronteggiare il pericolo quando le idee disumane di qualcuno si saldano col potere privo di controllo.

La mozione del Parlamento europeo parla molto di conciliazione (la parola è ripetuta sette volte). Come vedete, torniamo al tentativo di ridare legittimazione alla destra estrema che sta tornando dovunque vi sia una vittima adatta a subire. Il primo tentativo è stato fatto col negazionismo. L’antifascismo lo ha stroncato. Ora viene avanti la conciliazione. C’è una obiezione invalicabile. Non si può essere più buoni di Dio. Dio non perdona chi non si pente.

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Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.