Manuela Dal Lago, la leonessa degli anni ruggenti della Lega

Il fatto che non si aggiri più nella foresta (ormai giungla) della politica non significa che in Manuela Dal Lago, alla soglia degli 80 anni, non bruci più il fuoco liberale delle origini

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Dal Lago
Manuela Dal Lago durante l'intervista (foto di Federica Zanini)

(intervista da VicenzaPiù Viva n. 307sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Mentre guido verso casa di Manuela Dal Lago riemergono ricordi lontani, di quando io, ancora ragazzina timida che muoveva i primi passi nel mondo della comunicazione, ebbi modo di incrociarla più volte insieme a Vladimiro Riva, con cui collaboravo a progetti di promozione turistica del Consorzio Vicenza è. Allora Manuela era fiera presidente della Provincia di Vicenza. La rivedo solida, tutta d’un pezzo, quasi austera, nel suo impeccabile tailleur blu con il fazzoletto verde d’ordinanza, che si affacciava spavaldo dal taschino. Erano i tempi d’oro della Lega e lei ne era la leonessa ruggente. Ora Manuela è definitivamente in pensione, non perché non abbia ancora la lucidità di giudizio e le capacità di azione, ma perché la politica di oggi la disgusta. Mi accoglie nel suo buen retiro nel verde, circondata dai ricordi di una vita, un po’ di quella da militante, ma soprattutto di quella da donna: figlia, madre e moglie. E sono proprio questi ultimi a farle ancora tanto male, a tre anni dalla morte del marito Alberto.
La leonessa oggi ha ritirato le unghie, è ferita, ma io, fossi tra i suoi antagonisti, non canterei vittoria. Il fiero felino è a giustificato riposo, ma dentro di lei ruggiscono ancora fremiti passionali, idee chiare (molto chiare) e opinioni schiette, che ora è libera più che mai di dichiarare senza limiti né fronzoli. D’altro canto l’ha sempre fatto e le cantava anche all’amato e compianto Umberto Bossi.

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Grazie, Giovanni Coviello

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