Truffa su finanziamenti pubblici a Vicenza, tra gli indagati ex deputato Massimo Calearo Ciman: “Tempesta in un bicchiere d’acqua”

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Massimo Calearo Ciman
Massimo Calearo Ciman

C’è anche Massimo Calearo Ciman tra i sette gli indagati totali dell’inchiesta della Procura di Vicenza che contesta finanziamenti pubblici da oltre 9 milioni di euro assistiti da garanzia pubblica e che sarebbero stati eroganti in mondo illecito ad una società, ora in liquidazione, che si occupava di componenti per l’automotive.

Tra gli indagati anche Eugenio e Carlo Alberto Calearo, figli dell’imprenditore, ex presidente di Confindustria Vicenza ed ex parlamentare. L’accusa ipotizzata è di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta.

La guardia di finanza – come riportato ieri da queste pagine –, ha posto sotto sequestro 15 immobili tra cui una villa di pregio sui Colli Berici, appartenente all’ex parlamentare vicentino, e quote societarie e finanziarie per un valore di quattro milioni di euro.

La difesa dalle accuse

“L’onorevole Calearo è assolutamente sereno e ha sempre agito nell’interesse della propria azienda in modo trasparente – ha spiegato l’avvocato Marco Dal Ben che assiste l’imprenditore e uno dei figli -. Ci riserviamo di contestare in sede di riesame i sequestri”.

Oltre alle parole del legale, è stato lo stesso Massimo Calearo Ciman a rilasciare alcune dichiarazioni che sono state raccolte da Il Giornale di Vicenza. L’ex parlamentare ha parlato di “tempesta in un bicchiere d’acqua” e si è detto prono a dimostrare di aver agito nell’interesse dell’azienda (Calearo Antenne Spa).

Per bocca del diretto interessato si apprende che è già stata redatta una controreplica. In attesa della formalizzazione delle contestazioni, l’ex parlamentare ha fatto uno scatto in avanti dichiarando che “andremo a vedere cosa è stato fatto da chi ci è subentrato, quando ci hanno consigliato di non gestire più noi l’azienda. Io sono tranquillo. Per fortuna o purtroppo, io non sono un ‘Signor nessuno’. Il mio nome fa cassetta. Io non ho niente da nascondere”.

Massimo Calearo, imprenditore e politico up&down in integruppo IA

Recentemente, da queste pagine, ci eravamo occupati di Calearo in occasione del suo ingresso nel comitato tecnico-scientifico dell’intergruppo parlamentare “AI, Empowerment e mercati emergenti”. Un ritorno al centro dell’attenzione di una figura che, tra industria e politica, ha segnato in modo rilevante – e discusso – la storia recente vicentina.

Avevamo infatti ricostruito il suo percorso imprenditoriale con l’azienda di famiglia, attiva nelle telecomunicazioni, che lo aveva portato a diventare presidente nazionale di Federmeccanica e di Confindustria Vicenza. Un percorso, tuttavia, segnato anche da crisi rilevanti, tra ristrutturazioni e tensioni finanziarie.

Sul piano politico, avevamo ricordato invece la “discontinuità” del suo percorso, partito dal Partito democratico fino a svolte verso il centrodestra. La recente nomina nell’intergruppo parlamentare sull’Intelligenza artificiale – avevamo concluso – “può essere letta come un riconoscimento tecnico, legato alle competenze maturate nel campo dell’innovazione e della connettività. Ma allo stesso tempo solleva interrogativi sul significato politico e simbolico di questo ritorno sulla scena pubblica. Per alcuni, una valorizzazione di un profilo con esperienza internazionale; per altri, un “premio” difficilmente comprensibile alla luce delle controversie passate”.