Guardia di Finanza di Vicenza: sequestro da oltre 4 milioni a ex amministratori di società automotive in crisi

Illecito utilizzo di fondi pubblici

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Superbonus 110% a Bassano Vicenza, frode milionaria scoperta dalla Guardia di Finanza vicenza
Superbonus 110% a Bassano Vicenza, frode milionaria scoperta dalla Guardia di Finanza

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, nei confronti di quattro ex amministratori di una società per azioni operante nel settore automotive, già in grave crisi finanziaria e successivamente sottoposta a liquidazione giudiziale.

Gli indagati risultano accusati, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha portato al sequestro di un ingente patrimonio composto da 15 immobili — tra cui una villa di pregio con piscina nei Colli Berici, del valore stimato superiore a 2,5 milioni di euro — oltre a 18 terreni, 3 veicoli, quote societarie in 8 società di capitali e disponibilità finanziarie. Il valore complessivo dei beni sequestrati supera i 4 milioni di euro.

Il sistema di distrazione scoperto dalla Guardia di Finanza di Vicenza e i fondi pubblici

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe progressivamente aggravato il proprio dissesto economico-finanziario attraverso operazioni ritenute dissipative del patrimonio aziendale, fino alla successiva liquidazione giudiziale nei primi mesi del 2025.

Le indagini hanno evidenziato anche l’ottenimento di finanziamenti pubblici garantiti dallo Stato sulla base di documentazione contabile e dati economici ritenuti non veritieri.

Nel dettaglio, al centro dell’inchiesta figurano due finanziamenti: uno da 7,5 milioni di euro erogato da INVITALIA e uno da 1,5 milioni concesso da Banca Sistema e garantito da SACE per 1,35 milioni di euro. Secondo l’accusa, la reale situazione economica dell’impresa sarebbe stata occultata attraverso documentazione alterata.

Fondi trasferiti all’estero e operazioni sospette

Una parte delle somme ottenute sarebbe stata destinata a finalità diverse da quelle previste, con circa 3,8 milioni di euro trasferiti verso società controllate estere, nonostante il vincolo di destinazione ai progetti produttivi in Italia.

Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito ulteriori operazioni ritenute anomale, tra cui trasferimenti contabili verso una controllata estera e la cessione di immobili all’estero per 2,8 milioni di euro senza effettivo pagamento dei corrispettivi.

Tra gli episodi contestati emergono anche compensi non deliberati per circa 186 mila euro a favore del Presidente del Consiglio di Amministrazione e l’utilizzo indebito di crediti d’imposta finanziati con risorse del PNRR per circa 115 mila euro, già oggetto di precedente sequestro.

Inoltre, circa 282 mila euro provenienti da finanziamenti pubblici legati all’emergenza COVID-19 sarebbero stati impiegati indebitamente e trasferiti all’estero attraverso operazioni fiscali ritenute irregolari.

Le indagini e il quadro giudiziario

Già nel novembre 2024, il GIP di Vicenza aveva disposto il sequestro del 100% delle quote di una controllata estera, per evitare ulteriori operazioni distrattive e tutelare gli interessi dei creditori.

L’inchiesta rientra nel più ampio dispositivo di controllo della Guardia di Finanza a tutela della spesa pubblica nazionale ed europea, con particolare attenzione ai fondi del PNRR e agli aiuti destinati alle imprese durante la pandemia.

Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile.