
(Adnkronos) –
La Nato cambia pelle e punta su un ruolo sempre più centrale dell’Europa nella difesa. Alla vigilia del summit di Ankara, il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte ha spiegato che il modello degli ultimi anni “non era sostenibile”, ribadendo la necessità di riequilibrare il peso tra Stati Uniti ed Europa. Rutte ha inoltre riconosciuto il ruolo di Donald Trump nell’aumento della spesa militare degli alleati, affermando che il presidente americano sta spingendo con forza i Paesi Nato a investire di più nella sicurezza.
“Quello a cui stiamo assistendo è una Nato che sta effettivamente cambiando in senso trasformativo. La Nato di soli 3, 4 o 5 anni fa non era sostenibile”, ha dichiarato Rutte. “Non è sostenibile chiedere a un Paese con 350 milioni di abitanti che vivono a otto ore di volo da qui di difenderci dai russi, con 600 milioni di persone che vivono in questa parte del territorio Nato”.
“Non è sostenibile che la zona più ricca del mondo sia così eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti”, ha aggiunto, spiegando che “è necessario riequilibrare la situazione”, con gli Usa che continueranno a garantire “l’ombrello nucleare” e un supporto convenzionale decisivo, mentre “un ruolo più forte dell’Europa, con un impegno maggiore anche da parte del Canada, è importante”. “Altrimenti l’Alleanza, a dire il vero, probabilmente non sarebbe stata sostenibile a lungo termine. Ora stiamo creando un’Alleanza sostenibile, in cui gli Stati Uniti sanno di trovarsi in una situazione equa. Stiamo spendendo quanto loro, assumendoci maggiori responsabilità per la difesa convenzionale dell’Europa: un’Europa più forte, una Nato più forte”.
Sul fronte delle spese militari, Rutte ha riconosciuto il peso dell’amministrazione Trump: se Paesi come l’Italia e la Spagna stanno aumentando la spesa nella difesa, è anche per via del “fattore” Donald Trump. “Penso che gli Stati Uniti stiano incoraggiando fortemente, e probabilmente è un termine un po’ debole, gli alleati a raggiungere il 5% del Pil per le spese in difesa e sicurezza”. Secondo il segretario generale, “è di grande aiuto che il presidente americano si stia impegnando in questo senso”.
Rutte ha poi citato anche Italia e Spagna tra i Paesi che hanno aumentato gli investimenti nella difesa: “Se guardiamo all’anno scorso, Paesi come Spagna, Italia, Belgio e Canada hanno tutti raggiunto il 2%. Certo, è stato grazie alla Russia e all’Ucraina. Ma forse c’è stato anche, in piccola parte, il fattore Trump. E lo lodo per questo”. Quindi ha aggiunto: “È il primo dai tempi di Eisenhower che sta mantenendo questa promessa”, riferendosi all’obiettivo di convincere gli alleati europei a condividere maggiormente gli oneri della difesa.
Guardando al summit di Ankara, Rutte si è detto fiducioso sui nuovi obiettivi di spesa: “Mi aspetto che le nazioni presentino piani chiari, concreti e credibili per raggiungere l’obiettivo del 5%”. E ha rivendicato i risultati già ottenuti: “A solo un anno dall’inizio di un progetto decennale, vediamo che gli alleati europei e il Canada stanno già investendo circa il 4% del loro Pil in difesa e sicurezza”.
Infine, il segretario generale ha sottolineato che l’Alleanza dovrà trasformare gli investimenti in capacità operative: “Avremo bisogno di più forze, più risorse e una base industriale molto più solida”. “Gli alleati europei e il Canada sono ora sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti” e questo dimostra “un vero e proprio cambiamento di mentalità: un’Europa più forte in una Nato più forte”.
—
internazionale/esteri
webinfo@adnkronos.com (Web Info)




























