
Chiara Luisetto chiede formazione, regolarità e investimenti per gli assistenti familiari: «Un’app non risolve l’emergenza della non autosufficienza in Veneto».
Per affrontare la non autosufficienza in Veneto non basta creare un’applicazione regionale che faccia incontrare domanda e offerta di assistenti familiari. Lo sostiene la consigliera regionale vicentina del Partito Democratico Chiara Luisetto, vicepresidente della commissione Sanità e Sociale, chiedendo politiche strutturali sul lavoro di cura.
La consigliera collega il tema alla qualità dell’assistenza domiciliare, alla formazione professionale e all’emersione del lavoro nero. È una posizione che si inserisce nel confronto più ampio sulla sanità veneta, già affrontato da ViPiù parlando del monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza e delle disuguaglianze territoriali.
Luisetto cita i dati Inps: circa 180 mila anziani non autosufficienti con più di 65 anni, oltre 9 mila persone in lista d’attesa per la residenzialità e una riduzione dei contratti regolari di colf e badanti, passati dai 64 mila del 2023 ai 61 mila del 2025. A suo giudizio il calo dipende dalla pesantezza del lavoro, dalla carenza di tutele e dalla maggiore attrattività di altri settori.
Formazione e contrasto al lavoro nero
La consigliera sostiene che oltre la metà degli assistenti familiari lavorerebbe senza un contratto regolare. Per questo considera insufficiente una risposta affidata soltanto alla tecnologia e chiede un piano di formazione su larga scala, una disciplina chiara e una valorizzazione nazionale della professione.
I primi corsi regionali vengono giudicati un punto di partenza, ma le circa 900 persone coinvolte sarebbero poche rispetto al fabbisogno reale. Luisetto richiama inoltre l’assenza di un Piano sociale regionale capace di considerare la cura come un’infrastruttura collettiva e non come una questione lasciata alle risorse delle singole famiglie.
Il problema riguarda anche le strutture residenziali: molte famiglie, osserva la consigliera, sostengono rette che arrivano vicino ai 3 mila euro mensili per la carenza di copertura pubblica delle impegnative, mentre l’assistenza domiciliare resta spesso limitata a poche ore settimanali.
App e piattaforme, conclude Luisetto, possono quindi essere strumenti utili soltanto dopo un ridisegno complessivo del sistema e investimenti concreti. Senza queste condizioni rischiano di diventare un diversivo rispetto all’emergenza della non autosufficienza in Veneto.






























