Monitoraggio Lea in Veneto, Manildo e Luisetto: «La pagella nasconde le disuguaglianze»

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Monitoraggio Lea Veneto e liste d'attesa, Chiara Luisetto

Il monitoraggio Lea Veneto non descriverebbe le difficoltà reali dei cittadini: Manildo e Luisetto chiedono indicatori su accesso, attese e territori.

Il monitoraggio Lea Veneto rischia di offrire una valutazione formale che non misura le difficoltà incontrate dai cittadini nell’accesso alle cure. Lo sostengono Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, e Chiara Luisetto, vicepresidente della Commissione sanità, in una dichiarazione diffusa dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto.

I due consiglieri richiamano l’analisi della Fondazione Gimbe e la proposta di superare l’attuale «pagella» sui Livelli essenziali di assistenza. A loro giudizio, il raggiungimento di una soglia amministrativa minima non dimostra da solo che le prestazioni siano tempestive, accessibili ed equamente distribuite. Il tema si collega alle criticità già sollevate sulle liste d’attesa in Veneto e sulla continuità delle cure.

Manildo e Luisetto indicano tra i problemi la difficoltà di prenotare visite, l’allungamento dei tempi, la carenza di medici di medicina generale e la rinuncia alle cure per ragioni economiche o per la necessità di rivolgersi al privato. Sono elementi che, secondo la loro valutazione politica, possono convivere con un giudizio positivo assegnato alla Regione sulla base dei parametri oggi utilizzati.

Monitoraggio Lea Veneto, la richiesta di nuovi indicatori

La proposta è introdurre criteri capaci di misurare l’accesso effettivo alle prestazioni, i tempi di attesa realmente sostenuti e le differenze territoriali. Il confronto, spiegano i due esponenti del Pd, non dovrebbe limitarsi al divario tra Nord e Sud, ma considerare anche le distanze interne alle province venete, tra centri urbani, aree periferiche e zone montane.

Il nodo riguarda quindi il significato attribuito ai Livelli essenziali di assistenza. Il rispetto documentale degli adempimenti rappresenta un requisito necessario, ma non coincide automaticamente con la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni in tempi adeguati. Per questo Manildo e Luisetto chiedono che Ministero e Regioni rivedano rapidamente le regole della rendicontazione e della valutazione.

La loro posizione è esplicitamente critica verso l’attuale metodo, definito come una sorta di «60 politico» burocratico. L’obiettivo dichiarato è evitare che risultati positivi sulla carta oscurino prestazioni rinviate, carenze territoriali o rinunce alle cure. La revisione del monitoraggio Lea Veneto, nelle intenzioni dei consiglieri, dovrebbe dunque spostare l’attenzione dagli adempimenti alla concreta esperienza dei pazienti e alla qualità dei servizi disponibili nei diversi territori.