
Per il personale scolastico fuori sede il CNDDU propone al ministro Valditara un anno di congedo retribuito dopo dieci anni di servizio lontano dalla residenza.
Un anno di congedo retribuito dopo almeno dieci anni di servizio lontano dalla propria residenza: è la proposta avanzata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani per il personale scolastico fuori sede. Il CNDDU chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di avviare una valutazione tecnica e una ricognizione nazionale. Le attività del coordinamento sono presentate nel sito del CNDDU.
La misura sarebbe rivolta a docenti e personale scolastico a tempo indeterminato che abbiano maturato almeno dieci anni di effettivo servizio lontano dalla residenza e che, nello stesso periodo, abbiano presentato senza successo domande di trasferimento o riavvicinamento. Il congedo avrebbe durata annuale, trattamento economico al cento per cento e conservazione del posto.
Secondo la proposta, il diritto potrebbe maturare nuovamente dopo ogni ulteriore decennio trascorso nelle stesse condizioni: una seconda annualità dopo vent’anni e una terza dopo trenta. Resterebbero da definire per legge e attraverso la contrattazione gli effetti su anzianità, previdenza, progressione economica e possibile accantonamento dei periodi non utilizzati.
Il tema si inserisce nel confronto sulle retribuzioni della scuola, già alimentato dagli arretrati destinati a docenti e personale ATA. Il CNDDU richiama la perdita di potere d’acquisto dei salari e sottolinea che chi lavora fuori sede deve sostenere anche affitto, utenze, trasporti e viaggi periodici verso il luogo di residenza.
Personale scolastico fuori sede, chiesta una ricognizione nazionale
Il coordinamento distingue la stabilità del rapporto di lavoro dalla stabilità territoriale. La distribuzione dei posti, le disponibilità nelle diverse classi di concorso e le regole della mobilità possono infatti determinare permanenze molto lunghe lontano da casa, anche quando il dipendente presenta ripetutamente domanda di trasferimento.
Per il CNDDU è soprattutto la durata a cambiare la natura economica del problema. Un secondo affitto per un periodo limitato è un costo temporaneo; se prosegue per dieci o vent’anni diventa invece una componente strutturale del bilancio familiare, aggravata dall’erosione delle retribuzioni reali.
Prima di introdurre il congedo, il coordinamento ritiene necessaria una verifica della sostenibilità finanziaria e organizzativa. La ricognizione dovrebbe stabilire quanti docenti e dipendenti ATA lavorino fuori provincia o fuori regione, da quanto tempo, quante domande di mobilità siano rimaste senza esito e quali territori o classi di concorso siano maggiormente interessati.
La proposta non sostituirebbe le procedure ordinarie di mobilità e non introdurrebbe trasferimenti automatici. L’obiettivo dichiarato è riconoscere una condizione di servizio divenuta eccezionalmente prolungata. Per il personale scolastico fuori sede, il CNDDU chiede dunque che il dibattito sui salari consideri anche quanto resta concretamente della retribuzione dopo anni di spese direttamente legate alla distanza.






























