
Szumski e Lovat criticano l’ipotesi di aumentare le firme per le liste non presenti in Parlamento e chiedono procedure digitali e uguali per tutti.
La riforma elettorale raccolta firme è al centro della presa di posizione dei consiglieri regionali Riccardo Szumski e Davide Lovat. I due esponenti di Szumski Resistere Veneto contestano la parte della proposta all’esame del Parlamento che, nella loro ricostruzione, aumenterebbe di quattro volte le sottoscrizioni richieste ai soggetti non già rappresentati nelle Camere. La posizione è stata diffusa anche dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto.
I consiglieri richiamano l’esperienza delle elezioni regionali 2025, quando il loro movimento dovette raccogliere oltre 16 mila firme per presentarsi. Il paragone con le forze già ammesse senza lo stesso adempimento viene utilizzato per sostenere che l’accesso alla competizione non dovrebbe dipendere dalla presenza precedente nelle istituzioni.
Nel loro intervento, Szumski e Lovat affermano che l’eventuale richiesta di 450 mila firme su scala nazionale per concorrere in tutti i collegi di Camera e Senato rappresenterebbe una barriera per liste civiche, territoriali e nuove formazioni. Il confronto riguarda i meccanismi della rappresentanza, già affrontati nel dibattito regionale sulle regole elettorali e la partecipazione politica.
Riforma elettorale raccolta firme, la proposta del formato digitale
Le valutazioni sulla natura discriminatoria della misura costituiscono la posizione politica dei due consiglieri. Come alternativa, chiedono che l’obbligo valga per tutti oppure che la raccolta venga resa meno gravosa attraverso strumenti digitali, semplificazione burocratica e soglie confrontabili con quelle di altri Paesi europei.
Szumski e Lovat collegano il tema anche all’astensionismo. Secondo la loro tesi, aumentare gli ostacoli per l’ingresso di nuovi soggetti nella competizione rischierebbe di allontanare ulteriormente i cittadini, anziché favorirne la partecipazione. Annunciano inoltre iniziative in Consiglio regionale per chiedere condizioni di accesso più uniformi.
I due comunicati ricevuti sullo stesso intervento, uno dal gruppo e uno dall’ufficio stampa consiliare, sono stati accorpati in un’unica notizia. La richiesta conclusiva è che la riforma elettorale raccolta firme preservi pluralismo e pari opportunità, evitando che la disciplina favorisca esclusivamente gli apparati già consolidati.



































