
Save the Children analizza la nuova filiera 4+2: crescono i percorsi, ma restano divari territoriali, orientamento fragile e incognite sulle risorse.
La riforma tecnico-professionale entra nella fase strutturale con circa 1,2 milioni di studenti iscritti agli istituti tecnici e professionali, quasi la metà della popolazione delle scuole superiori. Il quadro emerge dal dossier “Attraversamenti” di Save the Children, realizzato dal Polo Ricerche dell’organizzazione con Ipazia Ricerche.
Il nuovo modello prevede quattro anni di scuola superiore seguiti da due negli ITS Academy e, dopo la sperimentazione, entra nell’offerta ordinaria del secondo ciclo. A Vicenza la filiera aveva già assunto un peso rilevante con dieci percorsi 4+2 autorizzati per il 2026-2027, secondo dato regionale dopo Verona. Save the Children sottolinea però che la crescita quantitativa deve essere accompagnata da qualità didattica, orientamento accessibile e possibilità reale di cambiare scelta.
Nei primi due anni sono stati autorizzati 628 percorsi quadriennali, ma ne sono partiti 442 in 307 scuole. Per il 2026-2027 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha autorizzato 532 nuovi percorsi, coinvolgendo oltre 700 istituzioni scolastiche. Le iscrizioni online sono 10.532, circa cinquemila in più rispetto all’anno precedente, ma rappresentano ancora l’1,9% dei nuovi iscritti alle superiori.
Riforma tecnico-professionale, orientamento e disuguaglianze da affrontare
Il dossier richiama il rischio che una scelta compiuta a 14 anni diventi troppo vincolante, soprattutto per chi proviene da famiglie con meno risorse economiche e informative. Tra i giovani dai 18 ai 24 anni, l’8,2% possiede al massimo la licenza media e non frequenta corsi di istruzione o formazione. La quota sale al 20,7% quando i genitori hanno al massimo la licenza media e al 26,2% tra i giovani con cittadinanza straniera.
Le differenze riguardano anche gli indirizzi: Save the Children indica un tasso di abbandono del 5,3% negli istituti professionali e del 3,7% nei tecnici, contro l’1,3% dei licei. Raffaela Milano, direttrice Ricerca dell’organizzazione, chiede che la riforma non comprima le discipline di base e che i percorsi laboratoriali mantengano qualità anche nei territori economicamente più fragili.
La distribuzione territoriale resta diseguale. Nel Veneto e in Emilia-Romagna prevalgono le scelte tecniche e professionali, mentre in diverse regioni del Centro-Sud oltre il 60% degli studenti sceglie il liceo. Il 69% degli iscritti ai percorsi di Istruzione e formazione professionale si concentra in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia. I sistemi più solidi, secondo lo studio, sono quelli nei quali scuole, enti di formazione, ITS Academy e imprese collaborano stabilmente.
Rimane inoltre il disallineamento con il mercato del lavoro. Nel 2025 le aziende hanno dichiarato difficoltà a reperire diplomati tecnici e professionali nel 47% dei casi; per i diplomati ITS Academy la quota indicata raggiunge il 57,3%. Save the Children stima che oltre 1,6 milioni di profili tecnici rischino di restare scoperti, ma avverte che la risposta non può dipendere soltanto dalla scuola: servono occupazioni qualificate, retribuzioni adeguate, innovazione e politiche industriali.
Un ultimo nodo riguarda la continuità finanziaria dopo il PNRR. Laboratori, campus e sistema duale hanno beneficiato di risorse temporanee, mentre IeFP e ITS dipendono in misura variabile da programmazione regionale, bandi e fondi europei. Per Save the Children, la riforma tecnico-professionale potrà ridurre i divari soltanto con finanziamenti stabili, reti territoriali inclusive e un orientamento che non trasformi condizioni sociali, genere o provenienza in limiti alle scelte degli studenti.

































