Piccole derivazioni idroelettriche, Gava: «La Corte Ue chiarisce le concessioni»

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Piccole derivazioni idroelettriche, diga di Vodo di Cadore in Veneto

La Corte di giustizia dell’Unione europea chiarisce l’applicazione della direttiva Bolkestein alle piccole derivazioni idroelettriche. Gava: maggiore certezza per operatori e amministrazioni.

Le piccole derivazioni idroelettriche rientrano tra gli impianti la cui attività principale è la produzione di energia elettrica e, secondo la pronuncia richiamata dal Governo, non sono soggette alla direttiva Bolkestein sui servizi. A commentare la decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea è la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava, attraverso l’ufficio stampa del Ministero dell’Ambiente.

Gava definisce la sentenza un chiarimento importante per il quadro delle concessioni idroelettriche. Nella sua valutazione, la pronuncia contribuisce a offrire maggiore certezza alle amministrazioni e agli operatori e riconosce la specificità di un settore considerato strategico per il sistema energetico nazionale.

Il tema ha effetti diretti anche sulle Regioni, titolari di competenze nella gestione delle derivazioni. In Veneto il confronto normativo ha già riguardato le concessioni minori, dopo l’impugnazione governativa della legge regionale sulle concessioni idroelettriche. La sentenza europea interviene quindi in un quadro nel quale le amministrazioni cercano di coordinare regole nazionali, competenze territoriali e disciplina dell’Unione.

Piccole derivazioni idroelettriche, il valore per il sistema energetico

La viceministra sottolinea che l’idroelettrico è una fonte rinnovabile programmabile, utile per la sicurezza e la flessibilità della rete elettrica. Le piccole derivazioni, aggiunge, costituiscono una componente significativa di questa infrastruttura e richiedono un quadro normativo stabile per sostenere investimenti e gestione degli impianti.

Nel comunicato Gava afferma che il Governo continuerà a lavorare per rendere più chiare le regole e favorire la valorizzazione del patrimonio idroelettrico italiano. Indica però come condizioni necessarie la tutela della risorsa idrica, il rispetto degli equilibri ambientali e la salvaguardia delle competenze dei territori.

La portata concreta della pronuncia dovrà ora essere tradotta nelle procedure amministrative e nelle discipline applicabili alle concessioni. Il punto centrale indicato dal Ministero riguarda l’esclusione della direttiva servizi per gli impianti che producono energia elettrica come attività principale, compresi quelli alimentati da piccole derivazioni d’acqua.

Per gli enti competenti e per le imprese del settore, il passaggio apre una fase di adeguamento interpretativo che dovrà mantenere insieme continuità della produzione, investimenti, concorrenza e protezione dei corsi d’acqua.