Orange1 (elettormeccanica): serrata di un’ora il 28 aprile negli stabilimenti del gruppo vicentino

365
Orange1

Il prossimo 28 aprile, il gruppo vicentino Orange1, leader nel settore dei motori elettrici, fermerà la produzione per un’ora, dalle 11 alle 12. La serrata, che coinvolgerà i dodici stabilimenti del gruppo tra Italia ed Europa, rappresenta il primo passo di una mobilitazione più ampia per denunciare il rischio di una deindustrializzazione irreversibile dell’elettromeccanica europea.

Come riportato da Il Corriere del Veneto, fonte che ha raccolto lo sfogo e le motivazioni dell’imprenditore, l’iniziativa è promossa nell’ambito di Esn (Electromecanics Synergy Network). Il gruppo Orange1 conta otto stabilimenti in Italia, di cui tre situati in Veneto: uno ad Arsiè, nel Bellunese, e due nel Vicentino, precisamente a Castelgomberto e Montebello. La rete comprende altre realtà del territorio berico, come la Came di San Pietro Mussolino e la Tma di Creazzo, attive tra avvolgimenti e componentistica.

Armando Donazzan, imprenditore vicentino a capo del gruppo dei motori elettrici Orange1, sottolinea l’assurdità di un sistema che tassa la materia prima ma non il prodotto finito. “Hanno ridotto le quote esenti da dazi del 50% e aumentato le tariffe sugli acquisti fuori quota, ma non le hanno messe sui semilavorati. Il mio concorrente cinese può ancora entrare in Ue col prodotto privo di dazi, mentre io non posso più acquistare la materia prima a prezzi competitivi”.

Donazzan denuncia inoltre un trattamento di favore per il settore automotive, che godrebbe di deroghe per continuare ad acquistare in Cina senza dazi, di fatto “massacrando” il resto dell’industria elettromeccanica europea. Secondo l’imprenditore vicentino, il gap di prezzo con i prodotti cinesi è passato dal 15% del pre-Covid al 50-60% attuale, a causa dell’esplosione dei costi europei e dei sussidi garantiti dal governo di Pechino ai propri produttori.

Il quadro delineato è critico: la crisi del Golfo ha già provocato un calo degli ordini del 20% nell’ultimo mese. “Dobbiamo agire subito, non con i classici tempi della politica – conclude Donazzan sul Corveneto – o la prossima volta dovremo muoverci come gli agricoltori, usando i Tir al posto dei trattori”.

La richiesta al governo italiano e a Bruxelles è chiara: servono mosse concrete e immediate per preservare una filiera che, altrimenti, rischia di scomparire definitivamente dal territorio.