Un’altra dipendenza invalidante

Esiste una dipendenza comportamentale della quale non si ha ancora reale cognizione, riguardante la sfera più privata dell’individuo e, per questo, spesso motivo di profondo imbarazzo: la dipendenza da sesso.

In Italia la percentuale di sesso dipendenti si attesta attorno al 5,8%, in linea con i dati rilevati a livello mondiale; in ogni caso, la forbice oscilla tra il 3% e il 6%, con una prevalenza di individui di sesso maschile.
Nota anche come ipersessualità o sex addiction, può essere paragonata alla dipendenza dai internet, allo shopping compulsivo, al gioco d’azzardo o a quella da sostanze.

Si diventa ‘sesso dipendenti’ quando la sessualità si trasforma in un’attività sfrenata, caratterizzata da un disturbo di controllo degli impulsi sessuali. Alla mancanza di autocontrollo si associa la compulsività, ossia l’incapacità di scegliere se interrompere o meno un dato comportamento.
Con ‘comportamento sessuale’ si intende far riferimento a qualsiasi pratica che abbia come scopo la ricerca del piacere. Vi rientrano, tra l’altro, voyeurismo, attitudini sadomaso, collezione di materiale pornografico, esibizionismo, uso di chat erotiche, sesso a pagamento, molestia sessuale, pedofilia.
I meccanismi di dipendenza restano gli stessi, ma ogni individuo presenta peculiarità legate alla propria psiche e al proprio modo di vivere le relazioni.

È necessario, però, riuscire a cogliere la differenza tra comportamento sessuale normale e approccio patologico.
Il punto di partenza è sempre il concetto di ‘incontrollabilità’.

La sessualità porta spesso con sè impulsi prorompenti (i.e., rapporti cercati con frequenza e con partner sempre diversi), ma ciò che caratterizza la dipendenza è la sensazione di non riuscire a gestire gli eccessi, il craving (intenso desiderio di ciò di cui si dipende), l’assuefazione (come bisogno di aumentare i comportamenti sessuali o la loro intensità) e i sintomi di astinenza (forte aumento dello stato ansioso).
Dal punto di vista cognitivo-emotivo, la sex addiction presenta sintomi come attacchi di ansia, senso di colpa, pensieri ossessivi, solitudine, noia, vergogna, bassa autostima e depressione.

Come accade per le altre dipendenze, anche l’ipersessualità può essere riflettere perturbamenti dello stato d’animo. Fare sesso compulsivamente può essere un metodo per alleviare emozioni negative, una sorta di ‘anestetico’. Alcuni avvertono il continuo desiderio per esorcizzare lo stress, ma, come per tutte le dipendenza, passato l’effetto, si torna a sperimentare rabbia, senso di colpa verso l’eventuale partner, ansia, tristezza e vergogna. Ed ecco che insorge nuovamente il bisogno di distaccarsi dalla realtà attraverso il sesso compulsivo.

Quindi, quali sono le possibili cause alla base di questo particolare tipo di dipendenza?

Fattori di rischio sono sicuramente l’aver subito abusi fisici o emotivi, soprattutto se subiti in età infantile, crescere in nuclei familiari ipercontrollanti e rigidi, all’interno dei quali il sesso è cosiderato un tabù; si aggiungono affettività ridotta, disturbo dell’attenzione e dissociazione usata come meccanismo di difesa.

Anche la sex addiction è un disturbo invalidante.
Gravi le ripercussioni a livello sessuale (eiaculazione precoce, malattie veneree), a livello relazionale e sociale (allontanamento da familiari, amici, colleghi, per nascondere la propria dipendenza), a livello economico (eccessivo esborso di denaro, dovuto soprattutto a incontri a pagamento o per l’utilizzo di chat erotiche).

A oggi, l’ipersessualità è inclusa nell’undicesima versione dell’ICD (International Classification of Diseases) al capitolo 6 (Disordini mentali, comportamentali o del neurosviluppo), entrata in vigore il primo gennaio 2022, ma non nel DSM-5 (Manuale diagnostico dei disturbi mentali), in quanto non classificata come malattia mentale.
Il dibattito della comunità scientifica verte ormai su due fronti.
Da un lato, chi sostiene che non sia corretto classificare i comportamenti sessuali di persone che presentano maggiore libido; dall’altro, chi ritiene che la dipendenza da sesso andrebbe classificata come un disturbo secondario dell’umore, poiché, non di rado, si manifesta in concomitanza di disturbo bipolare o altri disturbi depressivi.

Per contrastare la dipendenza sessuale è stata dimostrata l’efficacia di programi di trattamento integrato, consistenti in terapia di gruppo, psicoterapia individuale e farmacologica.
È indispensabile prendere consapevolezza della propria condizione di ‘sesso dipendente’ e imparare a individuare le emozioni e gli eventi che innescano il desiderio di attuare comportamenti sessuali compulsivi, in modo tale da apprendere come gestirle attraverso modalità alterative e più sane.
Medici e psicologi ricorrono a varie tecniche per curare questo tipo di dipendenza, tra le quali esercizi di visualizzazione, di mindfulness per l’ansia, auto-monitoraggio delle attività quotidiane, esperimenti comportamentali e tecniche di rilassamento come il training autogeno. Obbiettivo primario è quello di ricondurre l’individuo a una sessualità sana.
Il percorso può essere lungo e non semplice, ma risulta fondamentale affidarsi a professionisti del settore.
In Italia esistono diversi centri per le dipendenze sessuali, che aiutano a disintossicarsi dal sesso compulsivo attraverso una terapia specifica.
Grazie, poi, a nuove ricerche in campo psichiatrico, è facile presumere che presto sarà riconosciuta l’esistenza della dipendenza sessuale e dei disturbi ad essa correlati quali patologie serie capaci di compromettere la qualità di vita del dipendente.

Fonti:
www.medicinaonline.co
www.unobravo.com/post/la-dipendenza-sessuale-come-riconoscerla-e-cosa-fare


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Fonte: Sex addiction

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