SOS Salute Mentale in Veneto: appello a regione Veneto Comitati a difesa della Sanità Pubblica (CoVeSaP), tra cui il Comitato dell’Alto Vicentino

Salute mentale in Veneto, assemblea 22 gennaio 2022
Salute mentale in Veneto, assemblea 22 gennaio 2022

Rivolgiamo questo appello urgente alla Regione – scrive nella nota che pubblichiamo il Coordinamento Veneto dei Comitati a difesa della Sanità Pubblica (CoVeSaP), di cui fa parte anche il Comitato dell’Alto Vicentino – per richiamare l’attenzione sulla emergenza che investe la salute mentale in Veneto. La pandemia ha evidenziato le drammatiche carenze del sistema di cura, sempre più insufficiente di fronte all’aumento delle condizioni di disagio psichico nella popolazione soprattutto nelle fasce sociali più “deboli”. 

I NUMERI nel VENETO al 2019 

il Veneto destina alla salute mentale il 2,25% della dotazione del fondo socio-sanitario regionale contro una media italiana del 3,05%; 

la spesa pro-capite di 49,4 euro è la più bassa in Italia dopo la Campania;  

l’investimento nell’attività ambulatoriale, 73.826.000 euro, è calato del 12,68% rispetto al 2018; 

la spesa per i servizi residenziali, 80.544.000 euro, è calata del 10,9% rispetto al 2018; mentre in Italia il numero dei pazienti nelle strutture residenziali destinati alla cronicità è rimasto stabile, nel Veneto è aumentato del 26%. 

sono state chiuse molte strutture territoriali: dai Day Hospital, ai Centri diurni e sono notevolmente ridotti gli orari di attività dei Centri di Salute Mentale; 

sono state ridotte anche le sedi e il numero dei Servizi Ospedalieri di Diagnosi e Cura (SPDC): solo nell’ultimo anno sono stati chiusi a Feltre, Montecchio Maggiore, Adria e a Padova e Monselice sono stati ridotti;  

si assiste ad una continua e forte diminuzione del numero degli operatori professionali (psichiatri, psicologi, animatori, assistenti sociali, infermieri) che vengono impropriamente rimpiazzati da Operatori Socio Sanitari con funzioni assistenziali e non con quelle terapeutiche e riabilitative; 

il numero delle prestazioni dal 2018 al 2019 è calato addirittura del 47,05% rispetto alla media nazionale del 32,13% (dati del Min. della Salute).

La “soluzione” della Regione, dopo aver causato questa drammatica situazione è stata l’apertura (con la DGR 1673/2018) delle Residenze Socio-Sanitarie Psichiatriche (i cosiddetti “manicomietti “) per i soggetti con più di 45 anni, definiti “cronici”, ovvero persone per le quali viene abbandonata ogni prospettiva di cura e di riabilitazione. 

L’approccio attuale alla “sofferenza mentale” sta rovesciando la priorità dell’interesse al malato riportandolo su quello alla malattia. La psichiatria rischia di riproporsi come “controllore sociale”. Le persone sofferenti vengono confinate in ambienti “protetti” e isolati abbandonando la prospettiva, faticosamente conquistata, della cura come presa in carico dell’esistenza concreta della persona, nella sua capacità di lavorare, di abitare, di stabilire relazioni sociali e legami affettivi soddisfacenti.  

COSA CHIEDIAMO 

1. Aumento delle risorse finanziare almeno fino al 5% del fondo sanitario regionale come  previsto dalle normative. 

2. Un Piano a lungo termine per nuove assunzioni di personale, adeguato per numero e  formazione professionale. 

3. Potenziamento dei servizi territoriali, con Centri di Salute Mentale aperti 12 ore al  giorno, per 7 giorni su 7, comprendenti un Day Hospital. 

4. Rispetto degli standard delle strutture dipartimentali previsti dalla normativa vigente  nella quale per una popolazione di 100/150 mila abitanti si prevedono: 

– un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura con 10/15 posti letto; 

– una Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta. 

5. Ritiro della DGR 1673/2018 sull’attivazione di 280 posti letto RSSP (manicomietti). 

6. Valorizzazione dei Piani di Zona come sede di programmazione condivisa per  tutti gli interventi /servizi/attività sulla Salute Mentale. 

7. Abolizione delle contenzioni meccaniche. 

8. Realizzazione di un adeguato piano dei servizi neuropsichiatrici ed educativi rivolti  all’infanzia e all’adolescenza.  

Ogni soggetto preso in carico deve essere considerato titolare di diritti, con un percorso terapeutico/ri-abilitativo personalizzato ed essere seguito da un’equipe multiprofessionale individuata nel CSM per tutto il tempo necessario a proseguire il suo trattamento e la sua riabilitazione anche per tutta la vita. 

E’ necessario che la presa in carico del disagio psichico e della salute mentale sia collettiva e che gli operatori del Dipartimento di Salute Mentale sviluppino programmi di prevenzione, cura e riabilitazione, integrandosi con tutti gli altri soggetti: enti locali, terzo settore, associazioni, familiari, istituzioni, per un effettivo accesso ai diritti di cittadinanza per tutti anche per le persone più fragili. 

Chiediamo infine a tutte le Organizzazioni e a tutti i Cittadini e le Cittadine di aderire a questo appello e di pubblicizzarlo, inviando la propria adesione (indicando nome dell’Associazione/Gruppo, ecc., col cognome e nome del Referente oppure nome e cognome del singolo, e-mail di contatto) a:  

 [email protected]