
Dal 1º luglio 2026 è entrato in funzione SPEdiGIUS, il nuovo sistema digitale per la gestione delle Spese di Giustizia che sostituisce il vecchio software. L’obiettivo dichiarato è rendere più rapido e uniforme il recupero dei crediti di giustizia, digitalizzando l’intero percorso delle spese, dalla registrazione fino all’invio per il recupero.
Spese di giustizia: dal 1° luglio è arrivato SPEdiGIUS. Cosa cambia per CTU, periti e consulenti
Per le spese anticipate dallo Stato, avvocati, ausiliari e consulenti devono presentare una nuova istanza online tramite un portale dedicato.
Il magistrato firma digitalmente il decreto di liquidazione e il beneficiario può seguire lo stato della pratica e, in teoria, emettere più rapidamente la fattura elettronica.
Il sistema è collegato ai registri dell’amministrazione e punta a ridurre errori e tempi, introducendo anche criteri più precisi per la ripartizione delle spese tra gli imputati.
Nella pratica, però, il peso operativo si sposta fortemente sui professionisti.
Devono mantenere sempre aggiornata la propria anagrafica, inserire correttamente dati bancari e fiscali e compilare l’istanza seguendo regole molto rigide.
Errori anche minimi, come un IBAN sbagliato o l’indicazione di un regime fiscale non corretto, portano al rifiuto dell’istanza e obbligano a ripresentarla, con inevitabili ritardi nei pagamenti.
Gli uffici giudiziari non possono più correggere d’ufficio i dati né integrare documenti mancanti.
La fase di transizione è complicata: i vecchi sistemi vengono bloccati per consentire la migrazione e, per alcuni giorni, le istanze devono tornare sulla carta, creando un doppio flusso cartaceo-digitale e ulteriori possibilità di smarrimenti e rinvii.
Gli errori più frequenti nelle nuove domande si traducono in fermate del procedimento e allungamento dei tempi, con effetti particolarmente pesanti per i difensori d’ufficio, che già oggi attendono mesi per essere liquidati.
SPEdiGIUS può portare benefici in termini di tracciabilità, riduzione degli errori di trascrizione e maggiore uniformità tra uffici.
Tuttavia, la riforma viene percepita come una digitalizzazione che rende più rigido il sistema e scarica sui professionisti, spesso già in condizioni economiche fragili, l’onere di apprendere nuove regole, gestire piattaforme complesse e sopportare il rischio di ulteriori ritardi.
Il rischio concreto è che i vantaggi della modernizzazione si vedano soprattutto sul piano statistico, mentre gli operatori “a valle” del sistema continuano a pagare il prezzo di una macchina amministrativa sempre più esigente.
L’altro aspetto problematico è quello delle priorità, perché i denari che servono a pagare gli avvocati che fanno servizio di “pronto soccorso in tribunale” e con loro gli interpreti e gli altri ausiliari di giustizia debbono subire percorsi così tortuosi e difficili?
La politica è realmente interessata al funzionamento della macchina della giustizia o facendo spallucce scarica il peso delle sue decisioni sulla scarsità di risorse?



























