
Tom Holland e Zendaya, freschi di nozze e mano nella mano, arrivano a Roma per una delle tappe del tour promozionale di ‘Spider-Man: Brand New Day’, dove tornano nei panni di Peter Parker/Spider-Man e di MJ. Per l’occasione, i due divi fanno il loro ingresso da Castel Sant’Angelo – brandizzato con il logo del film e le iconiche ragnatele dell’Uomo Ragno – accolti da una folla in delirio, con molti fan che indossano le maschere del “vostro amichevole Spider-Man di quartiere”. Parlando di eroi quotidiani, Holland riflette: “Credo che i veri eroi della vita quotidiana siano le persone altruiste, quelle che fanno qualcosa per gli altri senza aspettarsi ringraziamenti o alcun tipo di ricompensa. Penso agli infermieri, agli insegnanti, ai caregiver, a chi svolge i lavori più difficili senza farlo per gratitudine, ma perché ama le persone e ama aiutare”. Zendaya – che ha scelto di indossare un abito impreziosito da ragnatele luccicanti, simile a quello indossato in una delle tante anteprime di ‘Spider Man: No Way Home’ – aggiunge un ricordo personale: “Gli eroi della vita di tutti i giorni? Direi gli insegnanti. I miei genitori lo sono entrambi. Mia madre insegnava in quinta elementare nella mia città natale, Oakland, in California. È un lavoro sottopagato e poco riconosciuto, e so quanta dedizione mettesse nei suoi studenti. I giovani sono il futuro, i bambini vanno protetti. Per questo dico che loro sono i miei eroi”. In uscita il 29 luglio, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, il nuovo capitolo diretto da Destin Daniel Cretton segue Peter Parker alle prese con un nuovo inizio. Combattere il crimine in un mondo che non ricorda più chi sia – mentre osserva gli amici andare avanti senza di lui – innesca una trasformazione che rischia di sfuggirgli di mano. Ma potrebbe essere proprio questo cambiamento l’unica arma per fermare una minaccia inedita e devastante: un nemico potentissimo, impossibile da vedere. Il mondo può aver dimenticato Peter Parker, ma lui non ha dimenticato nessuno. Sul tema dell’essere dimenticati, Holland ammette: “Credo di avere un po’ paura di essere dimenticato. Sarebbe una pessima giornata in ufficio se tutti si svegliassero e non sapessero più chi sono: la mia professione si basa anche su questo. Ma spero che non accada, e che continuando a fare questi film e a farli bene questo rischio resti lontano”. Zendaya, invece, la vede diversamente: “Non mi fa paura il pensiero di essere dimenticata. Anzi, trovo quasi rassicurante sapere che un giorno nessuno si ricorderà più di te. Soprattutto con internet… penso ai video imbarazzanti di quando ero adolescente: potete tranquillamente dimenticarli, davvero. Dimenticateli quando volete”. Holland riflette anche sulla sfida di interpretare Peter Parker da così tanti anni: “Quando interpreti un personaggio per così tanto tempo, vuoi mostrare crescita, maturità, cambiamento, ma allo stesso tempo conservare ciò che il pubblico ama. Per me, nel suo caso, è l’ottimismo inesauribile. La scelta coraggiosa che Destin ha fatto è stata proprio quella di metterlo alla prova”. Nel film, spiega l’attore, “lo troviamo in un momento in cui pensa che sia tutto qui, che non potrà andare meglio, e che debba affrontare tutto da solo. Ma la storia parla del contrario: imparare che non devi fare tutto da solo. Spero che questo messaggio arrivi ovunque”. Su uno dei temi del film dice: “Quello che risuona di più per me soprattutto in questa era digitale in cui tutti hanno sempre un telefono in mano è che il film mostra quanto possa essere pericoloso sentirsi soli. E quanto sia importante chiedere aiuto, rivolgersi agli amici, costruire una comunità, confidarsi con le persone che ami. Spero che il film possa essere una lezione per i più giovani sull’importanza della comunità e dell’amicizia”. Infine, Roma, con la sua storia, conquista Holland: “Amo profondamente l’atmosfera che si respira qui: una città che rende omaggio alla propria storia in ogni angolo. Le strade sono splendide, anche se fa davvero caldo in questo periodo – ora che il sole è tramontato si sta un po’ meglio”. (di Lucrezia Leombruni)




































