
Maja Poljak, una delle centrali più forti della sua generazione, ripercorre la propria straordinaria carriera nell’intervista realizzata da Alfredo Cabero. Un viaggio che parte dalla Croazia e ha in Vicenza una tappa decisiva: qui Giovanni Coviello la scoprì giovanissima e la lanciò nel grande volley internazionale.
Maja Poljak, da Vicenza iniziò una carriera ai vertici del volley mondiale
Da Zagabria a Vicenza, poi Bergamo, Ankara, Istanbul e Mosca. È il percorso sportivo di Maja Poljak, una delle più forti centrali della pallavolo europea degli ultimi decenni, protagonista dell’intervista realizzata da Alfredo Cabero, scrittore e pubblicitario cileno e co-presidente dell’International Media Advisory Council dell’International Volleyball Hall of Fame.
Cabero presenta la campionessa croata come «una delle centrali più dominanti della sua generazione», ricordandone i successi con i club e con la nazionale. In questa carriera internazionale Vicenza occupa un posto particolare: fu proprio qui che la giovanissima Poljak venne scoperta e lanciata nel grande volley da Giovanni Coviello, allora presidente e direttore generale del club biancorosso.
Il legame è stato ricordato negli anni anche dalla stessa campionessa. Nel 2020, in occasione del nuovo ruolo internazionale di Poljak nella Confederazione europea di pallavolo, Maja rispose pubblicamente a Coviello: «Caro Gianni, grande merito tuo. Siamo in tante ad esserti grate di aver avuto una visione e un occhio esperto…».
L’arrivo a Vicenza quando non aveva ancora 18 anni
Nata a Spalato il 2 maggio 1983 e cresciuta pallavolisticamente nel Mladost Zagabria, Poljak arrivò a Vicenza nel 2000, quando aveva appena 17 anni.
La scheda ufficiale della Lega Pallavolo Serie A Femminile documenta le tre stagioni consecutive disputate con le maglie Minetti Vicenza, Metodo Minetti Vicenza e Metodo Infoplus Vicenza, dal 2000 al 2003. Fu una scommessa sul talento e sul futuro che produsse risultati quasi immediati.
Già nella stagione 2000-2001 la giovanissima centrale croata conquistò con Vicenza la Coppa CEV, battendo in finale la Foppapedretti Bergamo. L’anno successivo arrivò anche la Supercoppa italiana, ancora una volta conquistata contro Bergamo. La carriera italiana di Poljak era ormai definitivamente decollata.
Da Vicenza a Bergamo e poi ai grandi club europei
Nel 2003 Poljak lasciò Vicenza per la Foppapedretti Bergamo. Da quel momento iniziò una straordinaria collezione di successi. Con la formazione bergamasca conquistò due scudetti, due Coppe Italia, due Champions League, una Coppa CEV e una Supercoppa italiana.
Successivamente la sua carriera proseguì in Turchia con Türk Telekom Ankara, VakıfBank ed Eczacıbaşı Istanbul e quindi in Russia con la Dinamo Mosca. Nel suo palmarès figurano quattro Champions League, oltre ai numerosi titoli nazionali conquistati in Italia e Turchia. A livello individuale è stata premiata più volte come miglior muro e miglior centrale nelle principali competizioni internazionali. Con la Croazia aveva già conquistato, appena sedicenne, l’argento ai Campionati europei del 1999.
Dopo il ritiro: dalla CEV al Comitato olimpico croato
La conclusione dell’attività agonistica, nel 2017, non ha allontanato Maja Poljak dalla pallavolo e dallo sport internazionale. Nello stesso anno iniziò a lavorare nella Confederazione europea di pallavolo come coordinatrice degli eventi, trasferendo nell’organizzazione delle competizioni l’esperienza accumulata sui campi di tutta Europa.
Il ruolo è documentato ancora nel 2021 dalla stessa CEV, che la presentava come Events Coordinator e protagonista di un confronto internazionale sulla presenza delle donne nell’amministrazione sportiva. In quell’occasione Poljak partecipò al programma Women in Leadership, dedicato alla formazione di nuove dirigenti, portando la propria esperienza nella transizione dalla carriera agonistica a quella manageriale.
Successivamente il suo percorso è proseguito fuori dalla CEV nel Comitato olimpico croato (HOO). Le comunicazioni ufficiali dell’ente la indicano come coordinatrice dei fondi europei e della cooperazione internazionale, con responsabilità nella progettazione comunitaria, nelle relazioni con gli organismi sportivi e nei programmi dedicati a inclusione, buon governo e pari opportunità.
Nel 2025 Poljak è stata nominata segretaria della Commissione per le relazioni internazionali del Comitato olimpico croato. Nello stesso ambito ha lavorato ai progetti OCEAN sulla riduzione dell’impronta di carbonio, OCLP per accompagnare gli ex atleti verso ruoli dirigenziali, SURE per l’inclusione dei gruppi socialmente vulnerabili e Women4Sport per rafforzare la leadership femminile nei Balcani occidentali.
Tra gli incarichi più rilevanti figura inoltre la direzione di GUARD – Safeguarding Children in Sport, progetto europeo dedicato alla costruzione di sistemi di tutela dei minori nelle organizzazioni sportive. Nel 2025 il Comitato olimpico croato l’ha indicata come project manager del programma e responsabile dei moduli formativi rivolti agli addetti alla protezione dei bambini nello sport. Alla European Sport Platform dello stesso anno ha rappresentato l’HOO come coordinatrice per fondi UE e cooperazione internazionale, impegnata anche nel progetto Erasmus+ SURE.
La carriera successiva al volley giocato conferma quindi la continuità del suo percorso: dalla gestione degli eventi della pallavolo europea alla cooperazione olimpica, fino ai progetti comunitari su sicurezza, inclusione, sostenibilità e leadership. Un secondo tempo professionale costruito sullo stesso profilo internazionale iniziato a Vicenza.
Una storia internazionale che conserva le radici vicentine
L’intervista di Alfredo Cabero offre l’occasione per ripercorrere una carriera che appartiene alla grande storia della pallavolo internazionale, ma anche a quella sportiva di Vicenza.
Quando Maja Poljak arrivò in città non era ancora la campionessa destinata a vincere Champions League e titoli in mezza Europa. Era una ragazza croata di 17 anni sulla quale Giovanni Coviello e il Vicenza Volley decisero di investire.
Tre anni dopo lasciò Vicenza come uno dei maggiori talenti europei nel suo ruolo. Il riconoscimento rivolto molti anni più tardi proprio a chi aveva creduto in lei – «grande merito tuo» – resta la testimonianza più significativa di quanto quella scelta abbia inciso sull’inizio di una carriera diventata poi straordinaria perché le vere grandi campionesse nello sport sanno esserlo anche nella vita.





































